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10 luglio 2020, Aggiornato alle 21,29
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Politiche marittime

Parlamento Ue approva nuove regole sui servizi portuali

Riguarda otto attività, tra cui i servizi tecnico-nautici. Non impone un modello unico ma "lascia fare" agli Stati membri. Più trasparenza nei bilanci. Ora passa al Consiglio Ue


di Renato Imbruglia 
 
Il Parlamento europeo ha approvato il 14 dicembre in seconda lettura il regolamento che istituisce un quadro normativo per l'accesso al mercato dei servizi portuali e la trasparenza finanziaria dei porti, approvandolo con 546 voti a favore, 140 contrari e 22 astensioni. Dopo questo atteso voto, previsto per fine ottobre ma slittato di diverse settimane, la palla passa ora al Consiglio dell'Ue che dandone l'approvazione renderà il testo del regolamento legge ufficiale, dopodiché toccherà ai diversi Stati membri incamerare le disposizioni.

Il regolamento si indirizza a otto servizi portuali
• rifornimento di combustibile
• movimentazione merci
• dragaggio
• ormeggio
• servizi di trasporto passeggeri
• impianti portuali di raccolta
• pilotaggio
• servizi di rimorchio. 

Il regolamento, nel testo definitivo, non impone un modello specifico di gestione dei porti marittimi. Tuttavia, si prevedono alcune condizioni qualora si intenda stabilire dei requisiti minimi per i fornitori dei servizi di rimorchio, ormeggio, bunkeraggio e raccolta dei rifiuti navali, o per limitare il numero dei prestatori di tali servizi. Questa autonomia rappresenta un punto di forza per il contesto italiano, in quanto di fatto rende l'organizzazione dei servizi portuali attualmente in vigore nei nostri porti come valida e pienamente rispettosa dei requisiti previsti dal nuovo regolamento. 

Quando il regolamento entrerà in vigore, si applicherà a tutti i porti che fanno parte della rete TEN-T (oltre 300 in tutti gli Stati costieri) dando da un lato margine di scelta per le specificità organizzative e di prestazione dei servizi portuali, dall'altro aumentando la trasparenza finanziaria verso le istituzioni e verso gli utenti. Nei porti Ue transitano in totale il 96 per cento di tutte le merci, il 93 per cento di tutto il transito di passeggeri delle navi e i tre quarti dei beni importati. Infine passa per le banchine il 37 per cento del traffico merci interno.

Il Parlamento ci lavora dal 2013. In tre anni sono state stilate tre versioni frutto di mediazioni per smussare i temi più delicati (per esempio se imporre un modello unico o, come poi si è scelto, "lasciar fare" agli Stati membri) e istituire infine delle linee comuni per tutti i porti europei. Il relatore è il tedesco Knut Fleckenstein dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D, DE). «Dopo 15 anni di discussione sulla politica europea dei porti, abbiamo finalmente trovato un accordo: i modelli di gestione dei porti esistenti possono essere mantenuti e per la prima volta vi è un'enfasi sulle buone condizioni di lavoro», ha affermato Fleckenstein. «La trasparenza finanziaria è al centro dell'accordo, che dovrebbe facilitare il lavoro della Commissione su un regime di aiuti di Stato coerente e favorire gli investimenti nei porti», ha aggiunto.
 
Alla soddisfazione del relatore si contrappone la perplessità dell'ECSA, l'associazione europea degli armatori, che avrebbe voluto un testo meno modificato nelle varie fasi. Il segretario generale dell'associazione, Patrick Verhoeven, ha detto che la proposta «non coglie alcuni dei problemi dell'accesso al mercato nei porti che gli armatori devono fronteggiare. Nonostante ciò, dopo quindici anni dall'inizio della discussione abbiamo una prima legge europea sui porti, dobbiamo vederla come un primo passo verso un'efficace sistema di autostrade del mare». In particolare ECSA sottolinea come per lo short sea shipping, che effettua scali frequenti, «una maggiore efficienza dei servizi portuali è estremamente importante - ha evidenziato Verhoeven - esortiamo la Commissione Europea a compiere ulteriori sforzi per assicurare che questo settore possa esprimere il suo potenziale».

Alla riorganizzazione dei servizi portuali la Commissione europea ci lavora da più di un decennio. Le prime proposte sono arrivate nel 2001 e nel 2004 ma sono naufragate a causa dell'eccessiva spinta che la Commissione aveva messo sui temi del lavoro e di accesso al mercato dei servizi. Successivamente, nel 2007, sono state adottate una serie di misure "soft" per provare ad armonizzare la regolamentazione di alcuni aspetti considerati critici, come i livelli di prestazione, i collegamenti con l'entroterra, le tecnologie esistenti e l'impatto sull'ambiente, la trasparenza nell'utilizzo dei fondi pubblici, le restrizioni nell'accesso al mercato e l'organizzazione del lavoro nei porti. Come spesso accade per la normativa europea, quando le maglie sono troppo larghe non si riesce ad avere una corretta e uniforme applicazione tra i Paesi membri, così gli interventi attuati tra il 2001 e il 2007 non hanno di fatto avuto nessun seguito. Infine nel 2013, a seguito dell'istituzione del Libro Bianco dei trasporti (scritto nel 2011 e che ha creato le reti transeuropee di trasporto TEN-T), la Commissione europea ha iniziato la stesura del regolamento arrivato oggi all'approvazione definitiva.