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22 maggio 2019, Aggiornato alle 13,57
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Napoli, Gnv e Culp si confrontano sull'autoproduzione

Prossimi dieci giorni cruciali. Proclamato sciopero il 13 marzo contro la decisione dell'armatore di non impiegare più il 40 per cento della manodopera del porto


di Paolo Bosso

Nel porto di Napoli inizia il confronto sull'autoproduzione, ovvero la possibilità per una compagnia di impiegare i propri marittimi per le operazioni di imbarco e sbarco escludendo, com'è invece di consueto, i portuali di terra. Grandi Navi Veloci sta interloquendo in questi giorni con la Compagnia unica lavoratori portuali di Napoli (Culp) dopo che l'armatore nei giorni scorsi ha notificato all'Adsp la volontà di andare in autoproduzione se con la Culp non si fossero rinegoziate (al ribasso) le tariffe. «Gnv e Culp stanno dialogando per raggiungere un accordo», conferma Pietro Spirito, presidente dell'Autorità di sistema portuale (Adsp) del Tirreno centrale. «Ho sentito entrambi – continua - ed è stato stabilito che questa settimana sarà dedicata al confronto. La prossima li convocherò, con l'auspicio di giungere a una composizione della vicenda».

La questione è scoppiata lunedì sera, quando i sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno proclamato uno sciopero generale il 13 marzo dopo aver saputo della decisione di Gnv di autoprodursi sulla tratta Napoli-Palermo. Si tratta di una decisione pesante per la Culp, la quale fornisce mediamente il 40 per cento della sua manodopera all'armatore. «La proclamazione dello sciopero è stato un atto dovuto», spiega Gennaro Imperato, coordinatore regionale porti Fit-Cisl Campania, «perché la comunicazione di Gnv all'Adsp richiedeva una risposta di questo tipo. Come segreterie nazionali siamo contro l'autoproduzione ma anche fiduciosi che Spirito convochi quanto prima un tavolo per scongiurare tensioni sociali e trovare una mediazione. Solo a questo punto saremmo pronti a ritirare lo sciopero o a posticiparlo in attesa che le parti trovino un accordo».

Alla fine dell'anno l'Adsp tirrenica ha avviato un percorso di riorganizzazione dei portuali di Napoli, ispirato alle condizioni tariffarie del porto di Salerno. Allora l'authority diede cinque mesi di tempo alla Culp per riorganizzarsi, ovvero rinegoziare le tariffe, scaduti i quali, se non si fosse trovato un accordo, la Compagnia sarebbe andata a gara o, nel caso in cui anche la gara fosse stata un insuccesso, trasformata in agenzia portuale. «Il piano di riorganizzazione dipende molto da questa vicenda tra Gnv e Culp, un confronto nel quale il cliente, cioè l'armatore in questo caso, è la parte più rilevante. Si deve raggiungere un equilibrio e il piano si reggerà sull'esito di questa vicenda», conclude Spirito.

L'ultima volta che la Culp è venuta incontro alle richieste del mercato è stato a maggio 2017 quando ha tagliato i salari dei suoi 77 dipendenti del 15 per cento e rimodulato tredicesime e quattordicesime.

Secondo l'Adsp la crisi della Culp di Napoli dipende dalla mancanza di saturazione dell'offerta, cosa che determina scarsa sostenibilità economica, bilanci in perdita da diversi anni. 

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Tag: culp - napoli