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Porto di Napoli
14 dicembre 2018, Aggiornato alle 15,30
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Politiche marittime

Napoli, al via la riorganizzazione della Culp

L'Adsp dà cinque mesi alla compagnia portuale per rinegoziare le tariffe con gli armatori. Altrimenti, da aprile 2019, si procederà all'istituzione di un'agenzia del lavoro


di Paolo Bosso

La riorganizzazione del lavoro portuale in Italia, in atto da diversi anni, è approdata anche nel porto di Napoli. L'autorità di sistema portuale (Adsp) del Tirreno centrale (Napoli, Salerno, Castellammare) ha annunciato da circa una settimana una riorganizzazione del lavoro portuale dei 'camalli', presentando al tavolo di Partenariato (il 'parlamentino' consultivo degli imprenditori portuali) una bozza di piano dell'organico. Ha ricevuto le critiche della Cgil - che ha chiesto addirittura il commissariamento dell'Adsp, uscita da soli due anni proprio da un lungo commissariamento - e dell'Associazione nazionale compagnie imprese portuali (ANCIP), che ha raccolto in 5 punti (li elenchiamo alla fine) le criticità di un'agenzia portuale e dell'autoproduzione. 

Il piano del porto di Napoli
Qual è il piano presentato dall'Adsp? In sostanza, si chiede alla Compagnia unica portuale (CULP) di concordare entro aprile nuove tariffe con le compagnie marittime «per poter assicurare la sostenibilità economica». Se entro cinque mesi non si raggiungerà una nuova intesa, «l'Autorità di sistema portuale procederà a costituire un'agenzia per il lavoro temporaneo», un istituto utilizzato con buoni risultati nei porti di Livorno e Trieste (è istituita anche a Gioia Tauro, Taranto e Sardegna ma non è altrettanto efficace attualmente) e che da tempo altri porti stanno studiando come alternativa alla classica gestione 'articolo 17'. In realtà già nel 2010 l'allora autorità portuale di Napoli aveva trovato la disponibilità dei terminalisti all'agenzia del lavoro. L'allora segretario generale, Zeno D'Agostino, oggi presidente di Assoporti e del porto di Trieste, aveva coinvolto con la Culp una trentina di persone. È stato avviato un tavolo pubblico che poi si è fermato dopo che il porto, nel 2013, è entrato in un periodo di gestione emergenziale con un commissariamento finito nel 2016 con l'arrivo del presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale, Pietro Spirito, e del segretario generale Francesco Messineo.

Spirito: «Siamo a un bivio»
«Siamo a un bivio», ha detto la settimana scorsa Spirito: «O c'è sostenibilità e la Culp sta sul mercato, oppure dobbiamo prendere un'altra strada. La compagnia non può continuare a perdere tra i 200 e i 300 mila euro l'anno: va inevitabilmente verso il fallimento e questo per il porto è ingestibile. Abbiamo bisogno di lavoro flessibile. O i portuali acquisiscono la flessibilità necessaria o bisogna trarne le conseguenze».

L'agenzia del lavoro portuale nasce all'indomani della riforma dei porti con il decreto legge 243 del 29 dicembre 2016 (convertito in legge 18/2017) e prevede l'istituzione, da parte delle Adsp, di un'agenzia del lavoro portuale negli scali che fanno almeno l'80 per cento del traffico container in trasbordo e che da non meno di cinque anni soffrono il calo della domanda.

Camalli, agenzia, autoproduzione
Il tema è caldo perché è in gioco il futuro dei camalli, con gli armatori che spingono sull'autoproduzione (utilizzare personale proprio senza coinvolgere le compagnie portuali locali), mettendo ancora più pressione e manifestando in ogni caso la necessità di una nuova organizzazione del lavoro portuale.

Osservando le buone pratiche di Trieste e Livorno si capisce che la criticità principale dell'agenzia portuale è nella gestione pubblica: se non è a partecipazione statale, perlomeno in una fase iniziale, rischia di diventare un fornitore di manodopera per il terminalista più grosso. Probabilmente è questa la preoccupazione di Cgil e Ancip, con la prima che ha chiesto addirittura il commissariamento dell'Adsp perché «presidente e segretario contano di stravolgere le regole e le leggi, quello del lavoro è un mercato regolato, non è aperto», e la seconda che chiede il mantenimento dell'art. 17 (legge 84/94), cioè lo strumento di lavoro temporaneo che vieta che a fornirlo sia il concessionario/terminalista o l'impresa delle operazioni portuali (art. 16).

L'Ancip ha raccolto in cinque punti le criticità di un'agenzia portuale:
1) la costituzione dell'agenzia di somministrazione di lavoro portuale temporaneo non può prescindere dall'individuazione (comma 2, art. 17, legge 84/94) dell'impresa a cui affidarla, ispirata ai principi comunitari dell'evidenza pubblica
2) non bisogna istituirla frettolosamente
3) la tariffa non potrà essere imposta dall'ente portuale nel bando di gara ma dovrà tenere conto del costo del lavoro
4) "l'ultimatum" concesso dall'Adsp alla Culp sulla riduzione delle tariffe non considera che queste sono stabilite dalla stessa Adsp e non sono in grado di coprire i costi gestionali dell'impresa in caso di mancanza di attività
5) per evitare che l'autoproduzione abbassi la qualità dei servizi, l'Adsp deve vigilare sul rilascio dell'autorizzazione

Il comunicato dell'ANCIP