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27 novembre 2021, Aggiornato alle 09,59
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Politiche marittime

Mediterraneo, Italia al decimo posto per volumi intercettati

Il presidente di Federagenti, Alessandro Santi, chiede l'istituzione di un "gabinetto di guerra" per rivitalizzare la portualità italiana. Ma non è una cabina di regia

Alessandro Santi, presidente di Federagenti

L'asse dei traffici marittimi si sta spostando verso Sud e il Mediterraneo sta riconquistando una sua centralità, polarizzando circa un quinto dei traffici marittimi mondiali e oltre un quarto dei traffici container. E poi ci sono le opportunità di realizzazione di nuove infrastrutture che derivano dal Pnrr e dai Fondi del Recovery Plan. Un quadro positivo che rilancia l'Italia come un grande unico porto, ma non è così. Dalla relazione che Alessandro Santi, presidente di Federagenti, ha tenuto questa mattina all'assemblea generale della categoria, scaturisce un quadro ben diverso e tutt'altro che rassicurante sullo stato di salute della portualità italiana e sulle sue capacità di sfruttare una contingenza forse unica per il suo rilancio. Un quadro talmente grave da giustificare, secondo Santi, l'istituzione di un "gabinetto di guerra", un centro decisionale dotato di pieni poteri che non sfoci nella solita e inutile cabina di regia.

L'Italia, riferisce Santi, è al decimo posto tra i paesi del Mediterraneo per volumi intercettati tra quelli transitanti nel Mediterraneo. «Fanno meglio di noi la Grecia, la Spagna ma anche prepotentemente i porti del Nord Africa». Solo il 3 per cento dell'import/export da e per la Cina (prima relazione di import italiana con circa il 20% del volume) che usa porti italiani transita verso altri paesi europei. Siamo i peggiori: Olanda 49%, Grecia 57%, Belgio 39% e Germania 23%. La World Bank ci colloca al 19 posto nel 2018 nella statistica del Logistics Performance Index, che stima l'efficienza delle catene logistiche dei paesi prendendo in considerazione sia le infrastrutture fisiche che quelle immateriali. Infine, Cassa Depositi e Prestiti stima per le aziende italiane costi logistici supplementari superiori al dieci per cento rispetto a livello medio dei loro competitori europei.

Un quadro che impedisce all'Italia di cogliere le opportunità post-pandemia, conclude Santi, di pensare a servizi in funzione del re-shoring di imprese in Europa o alle conseguenze potenzialmente positive della transizione energetica.

Di qui la richiesta di misure di emergenza nazionale senza precedenti in grado di garantire l'accessibilità dei porti sia dal mare (molti scali corrono incontro a un blocco a causa degli insufficienti dragaggi dei fondali) che da terra (Genova assediata dai mezzi pesanti e da autostrade disastrate).

Santi ha anche fatto esplicito riferimento a una grande alleanza fra tutto il mondo imprenditoriale che insiste sul cluster marittimo, rendendosi conto per tempo che «senza misure di cambiamento radicale, anche i progetti del Recovery Plan non potranno produrre nulla di concreto».

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