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Porto di Napoli
15 dicembre 2018, Aggiornato alle 12,25
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Politiche marittime

Marittimi, tra ministeri incompetenti e "giovani in sentina"

Il punto di Decio Lucano sullo stato di salute delle politiche e delle professioni del mare


di Decio Lucano - DL News 

Seguire le "stazioni" dei decreti e delle circolari del Mit e della Capitaneria ("esemplare" la risposta del 13 marzo al coordinamento dei marittimi) sui corsi dei naviganti è stata per noi una "via crucis" psicologica perché ci immedesimavamo negli animi di chi esercita la professione sulle navi, cioè nel  posto di lavoro. Rileggendo il libro Navigando sui Ricordi del Mare edito dagli ex allievi del Nautico San Giorgio di Genova (recensito da Ugo Dodero) e il volume Il mio Nautico curato da Flavio Serafini, con le testimonianze degli ex allievi del Nautico di Imperia, siamo rimasti ancora più sconfortati. Come è possibile un cambiamento così radicale negli ultimi anni nella nostra marina mercantile?
 
Noi abbiamo fatto la nostra esperienza di vita in mare, nella scuola, nell'editoria, nell'organizzazione dei corsi e pensavamo di mettere il nostro foglio al servizio della comunicazione dei naviganti, cioè raccontare le loro storie, la loro professionalità, i loro problemi (abbiamo tradotto nel 1981 la prima STCW del '78  e collaborato col Ministero per introdurla nel nostro ordinamento legislativo). C'erano allora fior fiore di dirigenti ministeriali che dialogavano tra Pubblica Istruzione e Marina Mercantile, Comandanti generali delle Capitanerie che ricorderemo sempre e ufficiali del Corpo provenienti dall'esperienza sulle navi mercantili (oggi una parte di loro sono impegnati in una improba e ambigua campagna dei naufragi dei migranti).
 
Ebbene sono almeno tre anni che il "treno" delle competenze (ministeriali) è deragliato su binari lontani dalla realtà del mare e del buon senso, quasi a dimostrare un disprezzo verso chi deve lavorare sulle navi. I burocrati senza o con stellette sono lontani da ogni sommovimento; non vogliamo gettare la spugna, ma prendiamo coscienza che ogni dialogo con le istituzioni è quasi inutile. Diamo atto a qualche deputato, ai comitati spontanei dei marittimi, ai sindacati che tardivamente si sono messi sulla strada romana per manifestare il  diritto dei marittimi a farsi riconoscere come lavoratori in una marina che purtroppo non sarà più la stessa, nostra e dei nostri padri. Volenti o no il "mare è ancora quello", non un amico certamente, ma sempre il portato della tradizione  mediterranea unica e plurimillenaria dove ci siamo temprati.
Non riduciamo i nostri giovani che andranno per mare a livelli di sentina!