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23 ottobre 2019, Aggiornato alle 17,06
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Politiche marittime

Libia, un altro peschereccio italiano sequestrato

È il terzo in nove mesi. La controversa Zona economica esclusiva, nata nel 2005, mette in pericolo cittadini italiani che la Marina militare protegge con un'operazione dedicata

La guardia costiera libica (Euronews)

di Andrea Grelloni*

Qualche giorno fa un peschereccio italiano, Tramontana, della marineria di Mazara del Vallo, è stato sequestrato da una motovedetta della guardia costiera libica mentre pescava nelle acque del Golfo della Sirte, in un braccio di mare definito "ad alto rischio" dal Comitato interministeriale per la sicurezza dei trasporti e delle infrastrutture del governo italiano.

L'imbarcazione, dopo essere stata abbordata dai militari libici, è stata costretta a dirottare verso il porto di Misurata per essere sottoposta ad ulteriori controlli ed accertare il suo status di navigazione. Tempestivo è stato l'intervento della Farnesina, che dopo aver ricevuto la segnalazione si è attivata per chiedere l'immediato rilascio dei sette uomini che componevano l'equipaggio. Alla fine, grazie al lavoro congiunto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del ministero degli Esteri e dell'ambasciatore italiano a Tripoli, la vicenda si è risolta in maniera positiva e la nave con a bordo tutto l'equipaggio ha potuto fare ritorno incolume a Mazara del Vallo.

Non è la prima volta che accade un episodio di questo genere, già in passato si sono verificati una lunga serie di casi simili, l'ultimo in ordine di tempo risale ad ottobre scorso quando furono due i pescherecci italiani, Afrodite Pesca e Matteo Mazarino, ad essere sequestrati sempre per mano della marina libica.

La Marina militare, quale strumento di tutela degli interessi marittimi nazionali, ha varato un'operazione volta a fornire protezione a distanza ai pescherecci impegnati nelle loro attività nelle acque internazionali prospicienti il territorio libico e tunisino, allo scopo di prevenire atti ostili diretti contro di essi. Si chiama "Vigilanza Pesca", prevede il dispiego continuativo di un'unità di superficie, nello specifico un pattugliatore o una corvetta, pronta ad intervenire in funzione deterrente e in osservanza delle leggi.

I sequestri di pescherecci italiani nel Mediterraneo centrale sono un problema di una certa gravità in quanto viene messa a repentaglio la sicurezza e l'incolumità di cittadini italiani, in questo caso perlopiù siciliani, che lavorano convivendo col timore di essere attaccati e sequestrati dai libici. Da parte loro, le autorità libiche a livello giuridico si avvalgono di una decisione presa in maniera unilaterale nel 2005, quando ancora c'era Mu'ammar Gheddafi al potere, con la quale è stata istituita una Zona Economica Esclusiva di 62 miglia marine a partire dal confine delle 12 miglia coincidenti con le acque territoriali, stabilendo un'area marittima di grande portata e per di più ad alto tasso di pescosità sulla quale reclamano diritti assoluti.

Il modo migliore per risolvere tale controversia sarebbe quello di costituire un tavolo diplomatico tra le parti coinvolte per ridisegnare la cartina dei confini marittimi nell'interesse collettivo, ma la delicata situazione interna libica, che consta di un imperante stato di guerra tra il governo di accordo nazionale presieduto da Fāyez Muṣṭafā al-Sarraj con quello del generale Khalīfa Belqāsim Haftar, complica ulteriormente le cose.

*esperto di relazioni internazionali e geostrategia marittima (Università degli Studi Perugia, Studi strategici), analista specializzato nella Difesa

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