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Armatori - Cultura

La crociera inaugurale dell'Andrea Doria

Quasi settant'anni fa, durante le festività natalizie, l'ammiraglia della flotta italiana navigò tra i più importanti porti del Mediterraneo

Manifesto promozionale d'epoca dell'Andrea Doria

di Francesco Pittaluga - DL News

Dopo le prove tecniche di prassi col solo equipaggio di condotta presente a bordo, era norma per la società Italia di Navigazione fare effettuare una crociera di presentazione alle proprie unità. Di solito si trattava di brevi trasferte di alcuni giorni, massimo una settimana, nell'ambito delle acque mediterranee con a bordo i funzionari della compagnia, pochi invitati fra cui spiccavano agenti di viaggio e di commercio ed un certo numero di ospiti paganti fra i quali anche alcuni rappresentanti delle maestranze che avevano costruito la nave stessa e che usufruivano di tariffe particolarmente vantaggiose: una specie di viaggio-premio a prezzi scontati, in un'epoca in cui la crociera non era ancora il fenomeno di vacanza di massa dei nostri giorni ma un'esperienza di viaggio di piacere ancora riservata in genere ad una élite ristretta e particolarmente facoltosa. Inoltre queste brevi crociere servivano agli armatori per sperimentare e mettere a punto le risorse ricettive delle loro nuove unità prima di lanciarle in traversate decisamente più impegnative al di là dell'oceano.    

Per l'Andrea Doria si fecero le cose in grande

Nel caso dell'Andrea Doria si fecero invece le cose in grande: certi della perfetta efficienza delle strutture di bordo sia tecniche che ricettive, si pensò ad una articolata crociera di due settimane che avrebbe coperto – nel dicembre del 1952 – l'arco di tutte le festività da Natale a Capodanno compresa l'Epifania e avrebbe portato il nuovo transatlantico a farsi conoscere presso la sua futura potenziale clientela in Paesi che già usufruivano dei servizi offerti dall'Italia di Navigazione ma scalando anche in porti e località dove poi non avrebbe mai più attraccato. Lasciandovi però un ricordo indelebile e costituendo ad un tempo un importante biglietto da visita per i traffici a venire della compagnia stessa, nel momento in cui, fra le altre cose, l' American Export Line, armatrice sulle rotte del Nord-Atlantico dei prestigiosi transatlantici Constitution e Independence, stava per cedere di nuovo la piena gestione e la conseguente autonomia alla Società Italia dopo le limitazioni imposte dal trattato di pace del 1945 e quindi in tale prospettiva l'immissione in linea dell'Andre Doria costituiva anche motivo di riscatto e simbolo di una piena autonomia operativa che si riconquistava dopo un decennio di subordinazione al concorrente americano.

Preceduta da una toccante cerimonia avvenuta il 20 dicembre in cui il cardinale Giuseppe Siri benedirà la nave conferendole il titolo di parrocchia e dedicherà  la cappella di bordo a San Francesco da Paola, patrono dei naviganti, affidandola alle cure di Don Sebastiano Natta, nei giorni immediatamente successivi proseguirono frenetici gli ultimi ritocchi mentre la stampa e la radio nazionale, in assenza ancora della televisione, diffondevano la notizia dell'imminente partenza. Fu così che, impavesata a festa, a sirene spiegate, col suo bell'abete di Natale opportunamente stellato e assicurato al parapetto del Ponte Lance fra le piscine delle classi cabina e turistica, fra un tripudio di saluti, bande suonanti e miriadi di coriandoli e stelle filanti che facevano un tutt'uno a mò di tappeto festante e multicolore fra la nave e la banchina, l'Andrea Doria inaugurò felicemente la sua carriera sui mari quel pomeriggio del 23 dicembre 1952: i giorni del dramma erano ancora lontani e nessuno poteva immaginare che il bel sogno sarebbe durato soltanto tre anni e otto mesi. 

Nessuno e tantomeno il Comandante Piero Calamai, alla guida dell'ammiraglia della Flotta Passeggeri Italiana fin da questa prima crociera inaugurale. E con lui il suo stato maggiore, composto dai migliori ufficiali di coperta e di macchina della compagnia come pure selezionatissimi erano stati i componenti della parte alberghiera, affidata al capo commissario Leonardo Pescarolo già primo ufficiale dell'Elettra di Marconi nel 1922 e ufficiale sui vari Conti del Lloyd Sabaudo d'anteguerra. Assieme a lui il primo cameriere Umberto Vida, già direttore di grandi alberghi fra cui il Grand Hotel delle Rose di Rodi, il Gallia e il Porta d'Oro di Milano e, fra gli altri, Egidio Poletti, capo degli chef di bordo con una grande esperienza maturata nei più rinomati ristoranti europei e a bordo di Conte Rosso, Verde, di Savoia e Roma. Per l'itinerario, trattandosi di un periodo invernale si era ovviamente pensato ad un rotta verso le acque più calme e il clima più caldo possibile, tenendo ovviamente conto che comunque con due settimane a disposizione non si potevano di certo raggiungere i Mari del Sud o i Caraibi e fare rientro in tempo utile a Genova per essere pronti alla prima traversata per New York prevista in partenza il 14 gennaio 1953. Si optò quindi per le Isole Canarie, che notoriamente godevano di clima mite anche in inverno, arricchendo l'itinerario di alcuni scali di indubbia attrazione turistica e di primario interesse commerciale per la società armatrice stessa. 

Nel complesso la scelta fu felice ed anche il tempo, pressoché clemente per tutta la durata della crociera, contribuì al successo dell'iniziativa in cui l'Italia di Navigazione aveva riposto grandi speranze. In relazione a ciò anche gli ospiti della nave, a parte i passeggeri paganti, erano stati debitamente selezionati: fra quelli di maggiore riguardo avevamo la madrina della nave, Signora Giuseppina Saragat, moglie dell'allora Ministro della Marina Mercantile e futuro Presidente della Repubblica; poi, oltre ai massimi dirigenti dei cantieri Ansaldo e della società Italia, Egidio Dana direttore generale della Finmare, l'ammiraglio Raffaele De Courten presidente del Lloyd Triestino col suo omologo per l'Adriatica conte Foscari. Con loro i marchesi Doria, la marchesa Visconti di Modrone e i conti Bruzzo di Genova cui facevano compagnia illustri esponenti dello "shipping" internazionale, tutti graditi ospiti anche se in alcuni casi acerrimi concorrenti come Jean Marie, presidente della Compagnie Generale Transatlantique francese e Tarleton Winchester della United States Lines.

Alle 16 in punto l'Andrea Doria sciolse gli ormeggi: idealmente tutta la città di Genova salutava quella sua nuova meravigliosa figlia che portava orgogliosamente sulla poppa il nome della città. Fra coloro che non erano potuti andare direttamente al porto, tanti erano quelli che si erano assiepati lungo la Circonvallazione a Mare per ammirare la prima uscita della nuova unità. Nel frattempo, per i mille fortunati passeggeri presenti a bordo, ivi compresi i circa quattrocento ospiti della classe turistica costituiti in massima parte da lavoratori che avevano contribuito alla costruzione della nave ed avevano usufruito, per loro e familiari al seguito, di speciali biglietti a prezzo agevolato emessi dall' ENAL-Ente Nazionale Assistenza Lavoratori ed i sessanta e più giornalisti delle principali testate europee e statunitensi, iniziarono quelli che saranno ricordati da tutti come quindici giorni splendidi passati all'insegna del lusso e del divertimento. Il 24 dicembre vedrà il primo dei tanti cocktail del Comandante e la cena della vigilia di Natale dove le signore presenti a bordo avranno una prima occasione di sfoggiare le tante mises che era allora consuetudine indossare nelle serate di gala a bordo di tutti i transatlantici del mondo, laddove per i signori era d'obbligo lo smoking o almeno il dinner-jacket. 

Poco prima della mezzanotte i passeggeri poterono ammirare dai ponti esterni le luci della costa europea che si avvicinavano a quelle della costa africana: doppiando Gibilterra a distanza ravvicinata, al suono delle sirene del Doria fece riscontro da terra quello delle campane delle due Cattedrali, la cattolica Santa Maria Incoronata e l'anglicana Santa Trinità, mentre nella sala delle feste di Prima Classe monsignor Natta celebrava la S. Messa di Mezzanotte. Il giorno di Natale il transatlantico incontrò per la prima volta le acque di quell'Oceano Atlantico di cui sarà primo protagonista per alcuni anni e che ne sono la tomba da settantacinque e poi, a soli due giorni    di navigazione a tutta forza da Genova, entrò in un clima inaspettatamente estivo consentendo ai più disinvolti di popolare le piscine di bordo come se si fosse stati all'Equatore o ai Caraibi. All'alba del giorno di Santo Stefano la nave attraccò a Casablanca, primo scalo di quella crociera: una lunga sosta di 48 ore avrebbe consentito ai croceristi di visitare le località più interessanti del Marocco da Rabat a Tetuàn a Marrakesh mentre le autorità francesi e marocchine offrirono un grande ricevimento riservato ai dirigenti ed agli ufficiali della società armatrice nella lussuosa villa del notabile locale Madani Cabadi.

Da Casablanca l'Andrea Doria salperà il 28 dicembre alle 8 del mattino e, dopo un'intera giornata di piacevole navigazione e avere percorso alla massima velocità consentita le 520 miglia che la separavano dal porto più lontano della sua crociera, alle 8 del 29 dicembre sarà a Las Palmas nell'isola di Gran Canaria per una sosta di dieci ore dedicate alle varie escursioni organizzate per i passeggeri e dare modo   di visitare la nave agli agenti di viaggio locali che avevano stretti rapporti commerciali  con l'Italia di Navigazione. Da Las Palmas dopo una sera e una notte di traversata    nuovo scalo a Funchal, capoluogo dell'isola di Madera, dove avrà epilogo con una commovente cerimonia quella vicenda fra il pubblico ed il privato che incuriosirà passeggeri ed equipaggio    fino alla sua conclusione nella Cattedrale dell'isola e che era già iniziata nei locali della dogana di Genova durante le operazioni di imbarco, dove un'anziana distinta signora viennese si era presentata con un alberello di abete che non senza alcune iniziali resistenze le era stato consentito di portare a bordo.

 "E' per il nostro ultimo Kaiser!" ripeteva in tedesco la signora a chiunque le chiedesse spiegazioni: in effetti, col consenso del borgomastro di Vienna, l'alberino era stato espiantato dai giardini di Schonbrunn con l'intenzione di trapiantarlo a Madera ai piedi della tomba di Carlo I, l'ultimo imperatore d'Austria morto in esilio nel 1922 proprio nell'isola atlantica dove l'Andrea Doria avrebbe fatto scalo. Compiuta questa toccante operazione, la passeggera austriaca tornò commossa e soddisfatta a bordo assieme al resto dei passeggeri che rientravano dalle escursioni carichi dei prodotti tipici locali, dai fini ricami fatti dalle artigiane isolane ai pellami, ai vimini intrecciati, ai vini tipici già da tempo famosi ma che, contrariamente ad oggi, non erano allora facilmente reperibili in Italia quali il Verdhelo, la Malvasia locale, il vino Tinto, e il Mosca del. 

Ultimo dell'anno in navigazione anche se la sera di San Silvestro il Doria giungerà molto opportunamente a Lisbona dopo avere attraversato una tempesta moderata con mare a forza 6 e venti fino a 120 km/h: per una felice combinazione il Cenone di Capodanno ebbe luogo nelle tranquille acque del porto fluviale sul Tago all'ormeggio presso il Quai d'Alcantara. Sarà l'evento gastronomico clou della crociera, con 30 portate a tavola ed oltre 50 al buffet successivo, cui seguirà una intera nottata di balli sudamericani di gran moda allora nelle varie sale feste presenti a bordo o di musica più soft e raffinata presso il night-club "Belvedere" sul fronte di proravia del Ponte Lance.

L'Andrea Doria trascorrerà a Lisbona i primi due giorni del 1953: da sempre scalo importante per la Società Italia soprattutto per i collegamenti verso l'America Latina, verrà visitata dai maggiorenti locali fra cui i ministri del commercio, del turismo e della marina portoghesi. Tutti resteranno ammirati dalla nuova ammiraglia italiana mentre i suoi passeggeri avranno modo di conoscere la capitale lusitana e di visitarne gli splendidi dintorni, da Sintra a Estoril o di spingersi in pellegrinaggio fino a Fatima. Qualcuno organizzerà un'escursione al suggestivo Capo da Roca, il punto più occidentale del Continente Europeo, mentre pare che un piccolo gruppo di nostalgici sia stato ricevuto da Umberto II di Savoia nella sua villa di Cascais dove l'ultimo sovrano d'Italia si trovava in esilio fin dal 1947. A tale proposito si dice anche che l'ex-monarca si sia fatto portare in automobile a vedere da lontano la nuova ammiraglia e che se ne sia detto ammirato, al pari del Conte di Savoia di cui aveva a suo tempo presenziato al varo assieme alla consorte Maria Josè del Belgio e che era stato il suo transatlantico preferito. Da Lisbona il Doria salperà alle 16.30 del 2 gennaio e alle 9 del mattino successivo sarà a Cadice, porto di Siviglia dove tanti andranno in escursione alla scoperta delle tante testimonianze che legano la capitale dell'Andalusia alla nostra storia marinara fin dall'epoca delle grandi esplorazioni geografiche, quando i navigatori italiani, "in primis" Colombo, ne erano protagonisti e di conseguenza anche di casa in questi luoghi.

Alle tre di notte del 4 gennaio lascerà Cadice e rientrerà nel Mediterraneo per un intero giorno di navigazione giungendo alle 8 del mattino a Palma di Majorca per una sosta di 10 ore. Anche qui le navi della Società Italia erano molto conosciute per i frequenti approdi turistici e anche la nuova ammiraglia ricevette la calorosa accoglienza che ci si aspettava. Una magnifica giornata di sole consentì piacevoli visite al centro storico di Palma con la sua magnifica cattedrale gotica, al castello di Bellver ed alle più lontane Grotte del Drago, a Manacor patria della lavorazione delle famose perle majorchine fino a Valldemosa, in quello che fu uno dei teatri dove si svolse l'infelice vicenda del tormentato amore ottocentesco fra il musicista polacco Chopin e la scrittrice francese George Sand. Lasciata Palma, la nave getterà le ancore nella rada di Cannes nel primo pomeriggio del 6 gennaio, giorno dell'Epifania, festeggiata la sera precedente con l'ennesima e ultima cena di gala. 

Sarà la prima di tante tappe successive, visto che lo scalo della Costa Azzurra sarà abituale in andata e ritorno nel servizio di linea che l'Andrea Doria svolgerà regolarmente di lì a poco. Anche qui molti ad attenderla fra autorità, visitatori autorizzati e curiosi, tutti assiepati sulla "Croisette" in vista di quella bellissima nave che, in assenza di transatlantici francesi dai porti mediterranei per il Nord America, avrebbe al pari delle sue consorelle costituito per i passeggeri d'oltralpe una valida alternativa ai piroscafi nazionali, più grandi ma costretti a percorrere rotte molto meno favorite dal punto di vista climatico in partenza da Le Havre e Cherbourg. La sosta fino all'una di notte, seppur relativamente breve, consentirà di visitare Nizza, il Principato di Monaco e, per gli appassionati del gioco d'azzardo, di fare un salto fra i vari casinò presenti nella zona, in primis quello di Montecarlo.

A Genova dopo la crociera inaugurale di Natale e Capodanno

Dopo una breve traversata lungo una Riviera Ligure di Ponente ancora immersa  nel sonno, alle 8.15 del mattino del 7 gennaio l'Andrea Doria ormeggerà di nuovo alla Stazione Marittima del porto di Genova dopo avere felicemente portato a termine questa crociera inaugurale di Natale e Capodanno ed avere fra le altre cose assolto brillantemente per la prima volta il suo ruolo non solo di lussuosa nave passeggeri ma anche di ambasciatrice del migliore Made in Italy, annunziato fin da lontano dai colori della sua aerodinamica ciminiera che erano il bianco, il rosso e il verde del nostro Tricolore. In attesa della imminente partenza per New York, nei giorni successivi sarebbe stata aperta alle visite di autorità e comuni cittadini per iniziare poi la sua prestigiosa carriera    che tutti conosciamo e che si interromperà bruscamente la notte del 25 luglio 1956 col conseguente affondamento presso le secche di Nantucket Island nella mattinata del giorno successivo. 

Oggi ciò che ancora resta del suo scafo giace su quei fondali freddi ad una profondità di circa settanta metri: ormai sono poca cosa, come nel Regno dei Più sono anche la maggior parte di coloro che vi hanno navigato sopra, sia come passeggeri che come equipaggio. Il ricordo però è sempre vivo, negli ambienti marittimi e non solo: fra le varie iniziative, oltre ai convegni, alle commemorazioni ed ai tanti libri e documentari che questa splendida unità suscita e promuove ancora, recentemente la città di Genova ha voluto dedicare la suggestiva scalinata del borgo cittadino di Boccadasse al Comandante Calamai, in segno di omaggio a lui, al suo equipaggio e a chiunque abbia avuto a che fare con l'Andrea Doria che, come capita purtroppo a volte proprio agli amici più belli, onesti e puliti, ha fatto una fine immeritata e prematura. Riscattata oggi dal suo ricordo, mantenuto fortunatamente sempre vivo da chi non vuole che le belle cose del nostro passato, non solo marittimo, vengano dimenticate. E fra queste belle cose c'è senz'altro l'Andrea Doria che, mentre concludo queste righe, mi piace immaginare come se fosse ancora alla vigilia di quella crociera inaugurale, in partenza il 23 dicembre da Genova, in procinto di lasciare festosa il porto transitando davanti al mare di Boccadasse dove anche lei saluterà con le sirene di bordo il suo Comandante e tutta una città che l'ha amata, ne è stata orgogliosa e non la dimenticherà mai. 
 

Tag: storia - navi