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23 ottobre 2026, Aggiornato alle 14,58

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Logistica

La crisi dell'autotrasporto colpisce il rifornimento navale

Giorni di blocchi stradali al Sud, che hanno svuotato supermercati e pompe di benzina, stanno mettendo in affanno l'approvvigionamento delle isole del Golfo di Napoli

(shop.caremar.it)

La crisi dell'autotrasporto in Italia, con il conseguente svuotamento degli scaffali dei supermercati e delle pompe di benzina, sta avendo un secondo effetto, meno visibile ma altrettanto grave: dopo circa sei giorni di blocchi sulle strade e le autostrade - soprattutto al sud - comincia a mancare il gasolio per le navi impiegate nel cabotaggio delle isole. Nei giorni scorsi una nave cisterna con carburanti per Ischia e Procida non è potuta partire da Pozzuoli perché le autobotti non erano riuscite a raggiungere lo scalo dai depositi. Martedì scorso Caremar ha chiesto a Prefettura e Regione un piano di emergenza per rifornire le proprie unità, avvertendo del rischio di fermo dei traghetti da giovedì prossimo se le manifestazioni degli autotrasportatori perdureranno. Attualmente le scorte di gasolio per navi e aliscafi sono agli sgoccioli e le compagnie stanno iniziando a sospendere una parte dei servizi per Ischia, Capri e Procida. La permanenza del blocco stradale, quindi, rischia di interrompere anche la continuità territoriale marittima.

I blocchi vanno attualmente a due velocità, con il nord tutto sommato incolume e il sud investito in pieno. Attualmente Sicilia e in Calabria i trasportatori hanno sospeso la protesta, mentre Campania e Puglia restano ferme. Dopo sei giorni di blocchi il governo ha varato un decreto, ma le conseguenze logistiche si stanno ancora scaricando sulla filiera, a terra e in mare. Intanto le associazioni di categoria, dopo un incontro di martedì scorso con il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, hanno chiesto la fine dei blocchi, in un comunicato firmato da Anita, Cna/Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fedit, Fiap, Sna Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, Unatras e Assotir.

Il nodo è strutturale. Le regioni meridionali sono molto indietro nel trasporto intermodale e quasi tutte le merci arrivano lì, sostanzialmente, solo grazie al trasporto via mezzi pesanti. I poli intermodali sono pochi: Bari, Maddaloni-Marcianise, Nola e Catania, e i primi due sono stati di fatto bloccati dalle proteste. Senza alternativa ferroviaria, chi blocca la strada blocca l'intera catena di approvvigionamento. La dimostrazione pratica di quanto pesi la scarsa integrazione tra gomma, ferro e mare.

L'assenza di questo legame intermodale è evidente nell'area della Campania e sulle isole del Golfo di Napoli. Il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno Centrale, Eliseo Cuccaro, ha precisato in questi giorni che i varchi del porto di Napoli sono sempre rimasti liberi ma il blocco all'esterno, lungo l'accesso al varco Bausan, ha limitato progressivamente il traffico delle merci. I manifestanti hanno fermato i mezzi pesanti diretti agli imbarchi, lasciando passare le auto. I primi a risentirne sono stati i mezzi commerciali per Ischia, Capri e Procida e le partenze serali per Palermo. Alcuni autotrasportatori hanno aggirato il blocco dirottando su Pozzuoli, dove l'accesso era regolare.

La carenza di carburante ha toccato anche il comparto aereo: un avviso aeronautico ENAV segnala l'indisponibilità del Jet A1 a Crotone dalle 22 del 20 ottobre alle 22 del 23 ottobre, e la mancanza è segnalata anche a Reggio Calabria. A terra, secondo Fegica (Federazione Italiana Gestori Carburanti e Affini), al 18 ottobre tra il 60 e il 70 per cento degli impianti di carburante del Sud era senza scorte. Confindustria ha parlato di attività produttiva verso la paralisi per mancanza di approvvigionamenti, e un'azienda alimentare calabrese ha dichiarato di essere pronta a fermarsi, con fino a 300 lavoratori a rischio.

Il fermo effettivo è cominciato il 16 ottobre in Sicilia e in Calabria. Da lì la mobilitazione è risalita: dalla A1 è arrivata al porto di Napoli, con presidi anche a Potenza e a Bari sotto la sede della Regione Puglia. Il 19 ottobre, secondo le cronache, si sono visti i primi scaffali vuoti tra Caserta, Napoli e Catanzaro, con i prodotti freschi come primo comparto colpito.

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