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21 maggio 2024, Aggiornato alle 18,55
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Imbarco marittimi stranieri, verso la proroga a tutto il 2023

Il Senato ha approvato due emendamenti al Milleproroghe, che passerà ora alla Camera. Mancano quelli che recuperano le risorse sul trasferimento modale, sottolinea Confitarma

(International Maritime Organization/Flickr)

Un primo passo verso la semplificazione delle procedure d'imbarco e sbarco dei marittimi straniera nella flotta italiana. Le commissioni riunite 1^ e 5^ del Senato ha approvato, nel corso dell'iter di conversione del DL Milleproroghe, due emendamenti che prevedono la proroga al 31 dicembre 2023 della norma (art. 103-bis del d.l. 18/2020 convertito con modificazioni dalla Legge 27/2020) che da marzo 2020 consente - in deroga all'art. 328 del codice della navigazione - di stipulare in Italia le convenzioni di arruolamento del personale marittimo estero. L'arruolamento avviene ai sensi dell'articolo 329 del codice della navigazione (procedura per la stipulazione delle convenzioni di arruolamento all'estero, in luogo che non sia sede di autorità consolare), con sottoscrizione della stessa a bordo alla presenza di due testimoni e con successiva convalida (ex articolo 357 del registro di navigazione marittimo) nel primo porto utile.

Qualora venisse confermato anche dalla Camera, si tratterebbe di un primo passo sul sentiero della semplificazione delle procedure di imbarco e sbarco dei lavoratori marittimi. «Stiamo lavorando per ottenere che la procedura semplificata prevista dall'articolo 103-bis diventi strutturale nonché che vengano adottate le altre importanti semplificazioni che da tempo stiamo promuovendo», afferma Confitarma in una nota, che sottolinea però come manchino al momento emendamenti che permettano il recupero delle risorse stanziate per il nuovo incentivo al trasferimento modale delle merci strada-mare per il 2022. Infatti, le dotazioni originariamente stanziate - già di per sé ridotte rispetto a quelle del precedente Marebonus - rischiano di essere ulteriormente assottigliate a causa dalla perdita delle quote relative al 2022 per la mancata adozione del regolamento di attuazione.  L'emendamento, che non grava sull'erario, mirava al recupero di 39 milioni di euro già stanziati dalla legge di bilancio 2021 e dal decreto 21/2022, destinandoli al 2023 e 2024.

«Auspichiamo - conclude Confitarma - che il governo agisca prontamente al fine di evitare tale riduzione di risorse e assicuri, invece, nuovi stanziamenti aggiuntivi a questo efficiente strumento green. È noto, infatti, che, a parità di risparmio energetico ottenuto, il costo per lo Stato del Marebonus è stato pari a un decimo di quello previsto per il Superbonus 110%».

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