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20 ottobre 2020, Aggiornato alle 21,16
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Il primo trimestre 2016 di Maersk è andato male

Utile di appena 224 milioni. Il gruppo danese paga il basso prezzo dei noli 


Utile in drastico calo e ricavi in discesa per la danese Maersk Line. Per il primo gruppo armatoriale del mondo il primo trimestre dell'anno è stato chiuso con un utile netto di 224 milioni di dollari e ricavi per 8,54 miliardi, in calo rispettivamente dell'86 per cento (1,54 miliardi nel trimestre 2015) e del 19 per cento (10,55 miliardi). L'utile operativo è ammontato a 11 milioni, in calo del 73 per cento. Sono andate male tutte le imprese controllate da Maersk, eccetto Maersk Drilling, Maersk Tanker, Damco e Svitzer. 
 
Il risultato, spiega la compagnia marittima in una nota, è dovuto al basso prezzo del petrolio e dei tassi di nolo. Il ritorno sul capitale investito (Roic) è stato del 2,9 per cento. «Mentre le condizioni di mercato restano impegnative, continuiamo a lavorare sulla riduzione dei costi e ottimizzando i consumi. Abbiamo completato le acquisizioni tra Apm Terminals e Maersk Oil, cercando di difendere la nostra posizione di leader», spiega l'amministratore delegato Nils Andersen.

Maersk Line ha movimentato più volumi del trimestre 2015: il 7 per cento in più, pari a 2,4 milioni di feu. Ma il nolo medio – per feu – è stato di 1,857 dollari, inferiore di un quarto rispetto ai 2,493 di gennaio-marzo dell'anno scorso. Il prezzo medio del bunker è stato di 178 dollari per tonnellata rispetto ai 358 del primo trimestre 2015.

Apm Terminals ha movimentato 8,7 milioni di teu, in calo del 5 per cento. L'utile netto della società è stato di 108 milioni (-43%) e i ricavi di 962 milioni (-15%).
 
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Nella foto, John Curchill, responsabile comunicazioni del gruppo Maersk