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Cultura

Il patrimonio culturale e poetico nella storia della navigazione

Da Omero a Dante, Silvestro Sannino ripercorre l'epopea del mare nei libri che hanno forgiato la civiltà occidentale


di Silvestro Sannino - DL Notizie

Uno degli aspetti più interessanti e più nobili della navigazione è il ruolo da essa avuto nella letteratura e nella poesia di ogni tempo ed in particolare nell'antichità. E tale ruolo non è stato evidenziato in modo adeguato, finora. Già Omero, nei cui poemi viene riflessa la civiltà dei Micenei e quella dei Fenici, dedica ampio spazio alle attività del navigare ed ai suoi protagonisti. La navigazione astronomica che fa Ulisse quando lascia l'isola di Ogigia della ninfa Calipso per approdare alla terra dei Feaci, con lievi varianti rimarrà la stessa fino all'epoca delle grandi scoperte geografiche. Tutti i poeti e gli scrittori dell'antichità trattano di temi nautici e dei pericoli del navigare; nasce la metafora nautica che sarà ripresa dai poeti del medioevo ed in particolare da Dante e da Petrarca. Le informazioni utili per i naviganti trovano voce nei peripli nautici. 

Alcuni termini di navigazione danno luogo ad altri impiegati in contesti diversi e di grande rilievo. Il termine governo, viene utilizzato per una delle funzioni più importanti della vita civile, per indicare l'azione direttiva in una comunità. Esso deriva da gubernator che è il timoniere della nave. Il termine cibernetica, usato dal fisico J. M. Ampère (1838) e poi dal matematico N. Wiener (1947) per indicare la scienza dei controlli più generali, deriva da kubernetes che significa ancora pilota della nave, indicazione già impiegata da Platone; mentre Cicerone elabora la dottrina del gubernare rem publicam. Anche J. C. Maxwell (1868) impiega il termine governor per descrivere l'azione di controllo della velocità dei sistemi. 

Nella poesia il lessico di origine navigatoria è molto diffuso, sia in senso reale sia come metafora. Nel libro Storia della Navigazione ogni capitolo riporta una citazione di natura nautica per evidenziare l'originalità e la ricchezza espressiva del riferimento letterario. Per una sintesi rappresentativa ci si limita qui a riportare tre versi che sono tra i più belli della Poesia di ogni tempo per indicare l'alto e nobile valore dell'attività del navigare che troppo spesso è rimasta costipata in stereotipi riduttivi, ancorché suggestivi, come quello del navigante "lupo di mare" coraggioso, con barba, berretto e pipa fumante che brandeggia un sestante. 

I versi proposti sono di Omero, di Virgilio e di Dante: 

Di là navigammo avanti angosciati nel cuore 
Omero, Odissea: IX, 62; IX, 105; IX, 565; X, 77; X, 173 
Omero impiega il verso ben cinque volte, secondo la tipica espressione letteraria nota come "formulare". Nel suo peregrinare Ulisse incontra anche popoli bellicosi e talvolta alcuni compagni vengono uccisi. Il verso impiegato da Omero è formato sempre dalle stesse parole (enden de protero pleomen akakemenoi etor). In tre casi esso è seguito dal verso "lieti di aver scampato la morte ma privi di cari compagni". Quindi anche in circostanze tragiche bisogna vincere il dolore, superare le difficoltà e andare avanti; la nave non deve, non può fermarsi; essa procede sul suo cammino, come la vita. Da qui la metafora: la navigazione è vita. 

Rari nantes in gurgite vasto apparent 
(Sparsi nuotatori appaiono nel vasto gorgo marino). Virgilio, Eneide, I, 118 
La flotta di Enea naviga al largo della Sicilia quando Giunone chiede al dio dei venti Eolo di scatenare una tremenda tempesta con venti e mare incrociati. In breve alcune navi cedono; poi quella dei Lici viene assalita da un'onda gigante e si sfalda sotto gli occhi di Enea, afflitto dal dolore. Si vedono alcuni, ma rari, naufraghi che cercano di nuotare nel vasto gorgo marino con tutte le forze residue. È una scena tragica, emblematica; da essa la dizione rari nantes ha assunto un significato metaforico, elegante e suggestivo. Dal secolo scorso molti circoli nautici si fregiano del titolo di Rari Nantes. 

Ma misi me per l'alto mare aperto 
Dante, Inferno, XXVI, 100 
Dante e Virgilio incontrano Ulisse nella bolgia dei consiglieri fraudolenti. L'eroe greco inizia il racconto della sua partenza dalla dimora di Circe e dice che l'affetto familiare non riuscì a vincere il suo ardore interiore di "divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore". Non cerca di ritornare a Itaca, al dolce focolare domestico, ma affronta "l'alto mare aperto", dietro al sole che tramonta, "del mondo 18 sanza gente" per cui egli esorta i compagni a seguirlo: "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". Dopo tale sermone mettono la poppa a levante e vanno, vanno, fino a sprofondare negli antipodi. Il verso citato, a parte la bellezza poetica e stilistica, contiene significati ampi e profondi, sia sul piano reale sia su quello simbolico. La mente, l'io pensante, mette la persona corporale Ulisse "per l'alto mare aperto". L'alto mare ha già significato di mare profondo, lontano dalla costa. Ma "l'alto mare aperto" di Dante è qualcosa di più, è un mare sconfinato, senza limiti, che conduce alla zona torrida ed agli antipodi. E qui emerge tutta la cosmografia della vigilia delle grandi scoperte geografiche, epopea di ardite navigazioni. 

Ai tre versi riportati si può aggiungere uno di Luis de Camoes: 

Por mares nunca de antes navegados 
Luis de Camoes, Os Lusiadas, I, I, 3 
Nel poema epico dedicato in primis a Vasco da Gama ma anche ad una schiera di navigatori portoghesi che scrissero pagine di imprese nautiche eccelse. Il poeta lusitano Luis de Camoes canta la storica navigazione che si svolse in mari mai navigati prima. Il verso riprende il concetto di Dante di "lito diserto, che mai non vide navicar sue acque" (Purg. I, 131), ribadito in "L'acqua ch'io prendo già mai non si corse" (Parad. II, 7) Un Giacomo Leopardi giovanile, nella lirica L'Infinito, fa annegare il suo pensiero nell'immensità di "spazi infiniti e sovrumani silenzi", ove si abbandona in una sorta di liberazione interiore con un sospiro di sollievo. 

E il naufragar m'è dolce in questo mare 
Verso che esprime una sensazione delicata, dolce, in contrasto con la parola naufragare che ora denota uno stato d'animo, non di paura o di angoscia, ma sereno, di piacere. Una metafora splendida. La sfera sentimentale emerge nella terzina dei versi tra i più belli in assoluto della Commedia, che dipingono lo stato d'animo, il sentimento delicato e profondo della nostalgia del navigante al tramonto del sole. 

Era già l'ora che volge il disio ai navicanti e ‘ntenerisce il core lo dì c'han detto ai loro amici addio 
Dante, Purg. VIII, 1-3 
 

Tag: storia - libri