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Porto di Napoli
20 novembre 2018, Aggiornato alle 17,16
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Cultura

Il mare in tre domande a... Maurizio Simeone

Un naturalista ci spiega le difficoltà di tutela per un'Area Marina Protetta e il modo per sensibilizzare cittadini e istituzioni


di Marco Molino

Pescatori di frodo che saccheggiano i fondali, danneggiando un delicato ecosistema. Motoscafi "aggressivi" che sfrecciano a pochi metri dalla riva. E come se non bastasse, ci si mettono pure i bagnanti distratti (talvolta incivili) e le istituzioni miopi. La tutela di un'Area Marina Protetta è una battaglia quotidiana che richiede il costante controllo di un patrimonio paesaggistico apparentemente sempre a rischio.

Maurizio Simeone, forse la vera sfida è nel riuscire a sensibilizzare i cittadini e i decisori politici sui temi della salvaguardia dell'ambiente naturale. In parole povere: come si combatte contro l'indifferenza?
«L'indifferenza è certamente una piaga che affonda le sue radici nella mancanza di senso di appartenenza e percezione del patrimonio naturale e culturale come risorsa comune da tutelare piuttosto che terra di nessuno da usare ed abusare finché ce n'è... È anche vero che ci sono varie accezioni di indifferenza, molta indifferenza è data da scarsa conoscenza sia da parte dei diretti fruitori, sia da parte di chi a vari livelli ha la responsabilità delle scelte e  delle politiche di gestione e tutela. Quindi la ricerca scientifica associata ad una forte e ramificata attività di divulgazione e sensibilizzazione che coinvolga la società civile tutta, dalle scuole ai palazzi istituzionali sono uno strumento imprescindibile per fare crescere la consapevolezza comune ed allargare il fronte della resistenza a quella che potremmo chiamare "indifferenza dolosa", vera piaga del nostro Paese che negli ultimi decenni ha portato alla perdita ed al depauperamento di un'enorme fetta del nostro patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico».

Per molte persone quello sommerso è un ambiente sconosciuto, anche a pochi metri sotto il pelo dell'acqua.  Qual è il modo corretto per avvicinarsi a questo "mondo silenzioso"?
«Beh, bisogna dire che l'uomo è un animale terrestre ed è più che comprensibile una certa diffidenza o scarsa familiarità con l'habitat marino. Ciò che in noi ha fatto da sempre la differenza, e che nel caso specifico ci ha riportati al mare ed al mondo sommerso, è la curiosità, una qualità tipica della nostra specie! Credo che quindi sia necessario agire su due strade parallele, una è quella di far crescere nelle persone una sana curiosità per il mondo sommerso, appunto, che faccia nascere la voglia, a sempre più persone, di scoprire e quindi comprendere e rendere "familiare" il mondo marino,  e l'altra è quella di trovare, attraverso la tecnologia, nuovi modi per avvicinare le persone comuni, e soprattutto le nuove generazioni, al mondo sommerso in maniera sostenibile e non invasiva.
Questo è quello che ad esempio abbiamo fatto al Parco Sommerso di Gaiola attraverso il progetto "Sommergiamoci", un progetto sperimentale che ha permesso di mettere a punto un sistema di videocomunicazione wireless in diretta 3D dai fondali marini per far vivere a tutti l'esperienza di un'immersione restando comodamente all'asciutto. Presso il CeRD del Parco è stata anche allestita la "Stanza in fondo al mare", una sala che attraverso giochi di luci e suoni si trasforma come se si immergesse essa stessa e accompagna i visitatori all'esperienza dell'immersione in diretta 3D dai fondali. Già centinaia di ragazzi e visitatori hanno sperimentato la stanza in fondo al mare del Parco della Gaiola ed i risultati di coinvolgimento e trasporto emotivo di questo nuovo sistema sono straordinari, più del 90 % degli utenti delle scuole di I e II grado ha dichiarato di voler approfondire la conoscenza del mondo marino dopo questa esperienza».

 
C'è il mare liquido, che tutti amiamo e dobbiamo tutelare, e il mare di carta e di parole della burocrazia e della politica. Queste ultime, piuttosto che sostenere i progetti e l'attività di chi è impegnato sul campo, sembrano spesso ostacolarne l'iniziativa. Domanda retorica: in quale dei due "mari" è più difficile navigare? 
«Il mare liquido è governato da regole naturali che se le conosci e le rispetti ti mettono al riparo da brutte sorprese! Il mare della burocrazia e della politica è un mare fatto di regole contorte, imprevedibili e per lo più oscure alle persone comuni e tanto più agli uomini di scienza che per forma mentis sono abituati all'approccio sperimentale ad un mondo fatto di cause ed effetti, ma anche purtroppo di prede e predatori, ed in quest'ultimo caso i due mari in qualche modo si somigliano...».

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Maurizio Simeone è nato a Napoli nel 1974. Laureato in Scienze Ambientali Marine presso la cattedra di Ecologia dell'Istituto Universitario Navale di Napoli, svolge da molti anni attività di ricerca e divulgazione scientifica applicata all'ambiente marino-costiero. Dal 2003 ad oggi ha portato avanti diversi studi, sia in ambito naturalistico che geoarcheologico, volti ad implementare le conoscenze sui sistemi ecologici marino-costiere, con particolare interesse per la fascia costiera di Posillipo, nella Città di Napoli, promuovendone la gestione integrata delle risorse. Fondatore del Centro Studi Interdisciplinari Gaiola ONLUS, attraverso il quale dal 2005 si occupa, d'intesa con la Soprintendenza Archeologica, dello studio, tutela e valorizzazione dell'Area Marina Protetta Parco sommerso di Gaiola. Dal 2010 è responsabile del CeRD (Centro Ricerca e Divulgazione) del Parco dopo aver dato un contributo sostanziale alla sua nascita e sviluppo. Attualmente è responsabile scientifico del Progetto StAMM (Stazione Ambientale Monitoraggio Marino). È inoltre esperto subacqueo, guida GAE e fotografo naturalista