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04 luglio 2020, Aggiornato alle 10,35
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Infrastrutture

I porti italiani non sono sicuri?

L'intervento del comandante Giovanni Lettich sul tema degli incidendi navali in banchina 


L'intervento del comandante Giovanni Lettich tratto da DL News, foglio telematico a cura di Decio Lucano

Port Crash, ovvero un e-book con tanti filmati presentato a Genova la settimana scorsa, ha messo in luce gli incidenti causati dalle manovre delle navi nei porti italiani. Sono centinaia perché i porti sono ormai inadeguati nei loro specchi acquei e nei loro fondali a ricevere le grandi navi passeggeri e portacontenitori. Da qui l'allarme sulla sicurezza dei nostri scali (ci vogliono soldi e tanti anni per ampliare le loro dimensioni ), il problema dei dragaggi dei fondali sembra avviarsi verso una semplificazione con una nuova normativa nel DLS n 169/2016. Ma il comandante Giovanni Lettich, già Capo Pilota del porto di Genova e attuale presidente nazionale del Collegio capitani l.c. e d.m. ci ha scritto evidenziando la parte degli operatori che vivono ogni giorno sulla propria pelle e professionalità la sicurezza dei porti. Un intervento autorevole che merita una meditata riflessione. (DL)

di Giovanni Lettich

[...] Mi sono soffermato in particolare sulla conferenza relativa agli  incidenti di manovra, avvenuta recentemente a Genova, Palazzo San Giorgio, alla quale purtroppo non ho partecipato. E' questo un tema che mi sta particolarmente a cuore. L'ho sempre posto alla massima attenzione prima come Capo Pilota del porto di Genova, e poi come presidente nazionale del Collegio Capitani ed ho avuto modo anche di riprendere recentemente l'argomento su Vita e Mare.

Abbiamo avuto negli ultimi anni una vera "esplosione" delle stazze delle navi, soprattutto delle portacontenitori e passeggeri. A questo incremento delle dimensioni non è purtroppo seguito un adeguamento delle strutture portuale, in particolare degli spazi di manovra, dei fondali e delle banchine. Il numero degli incidenti riportati nella conferenza possono essere allarmanti. Fortunatamente non sono tutti incidenti gravi, ma  seppur lievi, si sono purtroppo verificati. Certamente tutto questo merita un' attenta analisi. In caso d' incidente il fermo di una nave di queste dimensioni ha costi elevatissimi. La tendenza oggi di privilegiare lo spazio a terra a scapito degli specchi acquei ha portato paradossalmente ad una riduzione delle aree di manovra. A questo va associata una normativa sui dragaggi in ambito portuale che certamente non ne accelera la fattibilità.

Se venissero applicati i parametri riportati dai principali manuali di manovra e di realizzazioni in ambito portuale, certamente la maggior parte dei porti si vedrebbero limitare in modo considerevole il proprio traffico. Affinché una manovra sia fattibile con sufficienti margini di sicurezza è necessario abbattere il fattore di rischio. Questo può avvenire  per esempio con l'uso di un maggior numero di rimorchiatori e di potenza adeguata, con l' impiego di più piloti, arredi portuali adeguati (illuminazione efficace, bitte che possono sopportare sforzi considerevoli), ed inoltre riconsiderare al ribasso i limiti delle condizioni meteomarine per l'esecuzione della manovra. Tutto questo, associato alle capacità manovriere delle navi, soprattutto passeggeri, a volte non basta.

Nel nuovo piano regolatore portuale di Genova sono state disegnate aree di manovra con diametro fino a 800 metri. Oggi possono sembrare sufficienti, ma in futuro come saranno poiché la corsa la gigantismo non si ferma? L'accusa che un pilota o addetto portuale non vuole assolutamente sentirsi dire è che il porto non è sicuro. Anche l'aspetto normativo è  rimasto fermo. Mi riferisco in particolare al limite di responsabilità civile del pilota in caso di incidente. Una norma fondamentale in cui viene esclusa la colpa grave e il dolo. Attualmente il pilota in caso di incidente risponde illimitatamente con i propri beni personali. E' palese che questa situazione non può creare serenità nello svolgimento del proprio lavoro, a maggior ragione con i dati che sono stati resi noti in conferenza.

Una normativa efficace a riguardo esiste per esempio in Spagna. Nella nostra legislazione serve un preciso  articolo  da inserire nel Regolamento al Codice della Navigazione. La proposta è stata depositata in Parlamento nel 2007. Il 2016 potrebbe essere finalmente l' anno buono per essere licenziata. Siamo evidentemente in ritardo su molti fronti, le navi però non aspettano. Gli interessi in gioco sono enormi. Attendiamo un forte impulso da chi governa, ma l'infinito dibattito, per esempio, sull' assetto delle Autorità portuali toglie attenzione su altri problemi  più urgenti. Non si può purtroppo essere ottimisti.