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28 ottobre 2021, Aggiornato alle 14,00
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Politiche marittime

I dragaggi si fanno abolendo i Sin

È l'opinione del sostituto procuratore di Udine Valentina Del Tedesco, intervenuta alla Naples Shipping Week. I Siti di Interesse Nazionale servono a speculare, paralizzando le opere


Anche alla Naples Shipping Week, manifestazione internazionale dedicata allo shipping che terminerà sabato, si è parlato di dragaggi.
Questione nazionale, legislativa, burocratica. Ma soprattutto annoso problema su cui molti porti sono impiccati, anche a Napoli dove proprio in questi giorni il terminal container è bloccato per protesta in nome dell'escavo dei fondali.
Nel capoluogo campano un convegno dedicato al tema ha visto l'intervento del sostituto procuratore di Udine Viviana Del Tedesco che ha proposto, per mettere fine all'impasse legislativa, l'abolizione dei Siti di Interesse Nazionale (Sin), aree del territorio nazionale su cui vige una certa limitazione sugli interventi infrastrutturali a causa dell'inquinamento ambientale o della delicatezza dell'ecosistema. Il porto di Napoli, ovviamente, vi rientra. 
«Vanno abolite – afferma Del Tedesco - perché è stato dimostrato che non funzionano per il loro scopo in quanto la farraginosità delle norme sui dragaggi porta a una situazione di stallo, con conseguente danno ambientale ed economico». Il sistema normativo dei Sin, racconta il procuratore, è di fatto un sistema speculativo dietro il quale a prosperare sono solo le aziende incaricate di effettuare controlli e progetti. Del Tedesco porta l'esempio di Laguna di Grado, in Friuli, dove in 12 anni di area Sin l'economia locale (pesca e turismo) è quasi scomparsa, a fronte di un giro di affari progettuale, per le società incaricate di monitorare l'ambiente della zona, pari a 100 milioni di euro. «La maggior parte delle aree Sin è stata istituita tra il 1999 e il 2001» spiega Del Tedesco. «Sostanzialmente, l'ottenimento di questa denominazione garantiva un flusso cospicuo di finanziamenti alle Regioni. Per Napoli mi sembra che la cifra fosse di 180 milioni di euro. Forse dovreste chiedere al governatore di allora, che se ricordo bene era Antonio Bassolino, dove sono finiti quei soldi».
Dov'è il nodo? Il materiale dragato, nel caso degli escavi, va dichiarato "inquinato" e non "contaminato". Nel primo caso il dragaggio avviene sul luogo, incluso il trattamento dei materiali di risulta. Nel secondo caso il dragaggio si fa ma il materiale viene bloccato appunto perché "contaminato", rendendo impossibile il completamento dell'opera.