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23 settembre 2020, Aggiornato alle 19,31
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Hyundai-Hanjin, governo Corea valuta la fusione

La Financial Servies Commission del Paese rivela che sarà una strada praticabile una volta ristrutturate le compagnie


Sorge l'ipotesi di fusione tra le compagnie coreane Hyundai Merchant Marine (Hhm) e Hanjin Shipping. «Una volta che il programma di ristrutturazione tra le due compagnie sarà completato, il governo prenderà in considerazione diversi percorsi, tra cui quello di fusione». A rivelarlo è Yim Jong-yong, presidente del Financial Servies Commission della Corea del Sud, il principale regolatore finanziario del Paese. Una fusione che creerebbe il quarto armatore del mondo.

La riduzione delle rate di noleggio delle navi hanno permesso di dare un po' di respiro ad Hhm, anche se prima di questa mossa è stata esclusa dall'alleanza G6 per il rischio di vedersi sequestrati i beni. «C'è stata una svolta – spiega Jong-yong riferendosi al taglio dei noli - anche se la società deve ancora affrontare altri compiti come l'adesione all'alleanza armatoriale».  

L'ipotesi di fusione tra le due compagnie è nell'aria da novembre scorso, quando il governo della Corea del Sud ha creato un organo pluriministeriale ad hoc per la ristrutturazione delle due società, dichiarando in seguito che il Paese non ha bisogno di due vettori che in parte di sovrappongono. «Il numero dei caricatori non è importante, ciò che conta è il volume di traffico», disse allora perentorio il ministero della Pesca sudcoreano.

La crisi dei cantieri navali sudcoreani
Passando a un'altra crisi, strettamente connessa alla prima, quella dei cantieri sudcoreani Hyundai Heavy Industries, Daewoo Shipbuilding & Marine Engineering, Samsung Heavy Industries,  Jong-yong ha riferito che il governo, insieme ai creditori bancari, inizierà a discutere della loro ristrutturazione ad agosto.  «Sottolineeremo – spiega Jong-yong - la necessità di completare le misure che hanno programmato, compresi i tagli ai posti di lavoro e le vendite di alcuni asset, per evitare di mettere le attività in amministrazione controllata». I tre cantieri hanno recentemente disegnato un piano di rientro da 8,8 miliardi di dollari, approvato la scorsa settimana dai creditori. Prevede una riduzione del venti per cento della produzione e un taglio del trenta per cento dei posti di lavoro, sulla base di un portafoglio ordini previsto per i prossimi tre anni della metà di quello del 2010-2015.

La crisi dei cantieri sudcoreani è iniziata nel 2008 a causa della combinazione di saturazione del mercato e concorrenza cinese. L'anno scorso gli stabilimenti navalmeccanici Hyundai, Daewoo e Samsung hanno perso 8,5 trilioni di won, di cui solo 5,5 da parte di Daewoo.