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Personaggi

Hugo Vau, l'uomo che ha cavalcato un'onda di 35 metri

La storia del surfista portoghese tra sport, ambiente e cultura del mare

Hugo Vau (nazarewaves.com)

di Flavio ScopinichDL News

Presso il Museo Galata di Genova è stata data l'opportunità ai numerosi appassionati di mare, di incontrare Hugo Vau, un surfista portoghese che vive nelle Azzorre, e che recentemente ha avuto l'opportunità di cavalcare con la sua tavola da Surf, un'onda gigantesca alta 35 metri, da lui battezzata "Grand Mama". Hugo Vau, è l'esempio vivente, di come la passione, quando vera e sincera, possa portare l'uomo a raggiungere e conseguire risultati inimmaginabili dai più; risultati che le persone comuni ritengono impossibili; ma per realizzare eventi del genere, bisogna crederci, volerlo e sapere aspettare il momento giusto.

Cominciando da Hugo, un ragazzo che proveniente dal nuoto agonistico, ha scoperto una sua intima acquaticità ed amore per il mare, che lo ha portato dalle acque calme e tranquille delle piscine chiuse e coperte, alle onde frangenti e gli spazi immensi dell'oceano Atlantico. A 17 anni, comincia l'incontro con una (quasi) tavola da surf, una "body Board" avuta come regalo natalizio dai genitori in cambio di ottimi risultati scolastici. La continua frequentazione con il mare e le sue onde, gli dato un senso di appartenenza all'ambiente marino, dove l'adrenalina dell'azione si bilancia perfettamente con il senso di pace della solitudine di stare sulla tavola da surf.

La continua ricerca di emozioni sempre più forti ed il raggiungimento dell'equilibrio tra adrenalina e pace interiore, lo ha spinto a cercare di misurarsi con onde sempre più grandi, in quanto Hugo afferma che: "Più sono grandi, meno gente c'è intorno a me, e raggiungo più pace". Una ricerca delle condizioni meteo estreme, che lo ha fatto approdare alle Azzorre, dove una particolare conformazione geologica del fondo, (una specie di canyon sottomarino), consente la formazione di onde di notevole altezza, senza per questo che possano perdere, nel rotolare verso la costa, l'energia necessaria alla pratica del surf estremo.

Trovato il luogo ideale per la sua passione, Hugo vi si è trasferito definitivamente, alternando l'attività di pescatore, con quella da surfista; spiegando alla attenta platea, che se uno nella vita, per vivere, fa ciò che gli piace e gli dà soddisfazione, quello che fa non può considerarlo "lavoro", ma un divertimento che gli dà da vivere. Anche nella attività di pesca, Hugo è la lampante dimostrazione di come la passione, quando vera e sincera, possa portare l'uomo a raggiungere e conseguire risultati che le persone comuni ritengono difficili se non impossibili.

Hugo, ha infatti acquistato il relitto di un vecchio peschereccio, chiamandolo Gigante in onore alle sue onde, e grazie ad un lungo (1 anno e 3 mesi), paziente lavoro di restauro, lo ha riportato a nuova vita, tanto che gli stessi pescatori del porto che inizialmente tentavano di dissuaderlo da tale "impossibile" impresa, alla fine vedendo il risultato ottenuto, gli hanno detto: "il Gigante è la cosa più bella di tutto il porticciolo". Hugo con tutta la sua onesta schiettezza, ha descritto il lavoro del restauro del Gigante, un atto di amore verso tutti quanti hanno condiviso: gioie paure ed avventure, nelle precedenti navigazioni sul peschereccio, il quale è diventato uno scrigno, una memoria storica di quanto la gente del porticciolo, ha fatto e vissuto in passato sulla barca stessa, ricordi e sensazioni che sarebbero andati perduti insieme al peschereccio se destinato all'oblio della demolizione.
 

Tag: cultura - ambiente