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27 novembre 2021, Aggiornato alle 09,59
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Politiche marittime

Green pass, Ancip: "Non è così che si difende il lavoro portuale"

L'associazione nazionale dei portuali si dissocia dalle proteste di Trieste. Le battaglie politiche, spiegano, sono quelle sull'autoproduzione e la sicurezza su lavoro

(MEAACT Kenya/Flickr)

Non è la battaglia pretestuosa sul green pass l'istanza per cui i portuali italiani dovrebbero lottare. C'è la disapplicazione della legge 84/94, la questione della sicurezza sul lavoro, l'autoproduzione, l'oligopolio delle compagnie armatoriali e il dumping tariffario dei servizi portuali. Queste sono le lotte politiche. Con un lungo comunicato, l'Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali (ANCIP) si dissocia dalle proteste di questi giorni dei portuali di Trieste contro l'obbligo del green pass sul posto di lavoro, in vigore da oggi. 

Leggi il comunicato di ANCIP

«Rispettiamo – continua la nota - chi non vuole vaccinarsi e chi non può per motivi di salute e si sottopone all'iter dei tamponi per poter accedere al proprio luogo di lavoro, ma in tutta onestà non condividiamo la battaglia che stanno conducendo i colleghi di Trieste che si oppongono al green pass, e di certo non li prendiamo a modello. Abbiamo lavorato e ci siamo impegnati affinché un sempre maggior numero di lavoratori potesse essere vaccinato». «A differenza dell'immagine che di noi sta venendo strumentalmente diffusa, all'interno della nostra categoria, in tutta Italia, si è superato l'80 per cento [delle vaccinazioni]».

«Il vaccino consente di dare serenità e tranquillità a chi vuole difendere il lavoro ma nel contempo essere più tranquillo di non contagiare sé stesso, i propri compagni, la propria famiglia e le persone care», scrive l'associazione.

«Per noi e per la stragrande maggioranza dei portuali italiani - conclude il comunicato - il lavoro portuale si difende con le battaglie contro la disapplicazione della Legge speciale n. 84/94 e di quelle relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Si difende nel respingere i continui tentativi di autoproduzione delle operazioni portuali da parte delle società armatoriali. Si difende combattendo l'oligopolio delle shipping lines che vogliono integrarsi verticalmente e orizzontalmente nei porti italiani andando a erodere la specialità del lavoro portuale e dei servizi tecniconautici, e si difende contro la volontà di deregolamentare selvaggiamente il mercato regolato portuale creando dumping tariffario e sociale».

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