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06 dicembre 2021, Aggiornato alle 20,55
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Global minimum tax, attenzione a escludere lo shipping

Le compagnie di navigazione hanno già un'aliquota media sulle imposte del 2 per cento, contro una media mondiale del 24. Ma non sono più solo compagnie marittime, bensì anche imprese di spedizioni via terra. Clecat e Fiata sono preoccupate

(lotsemann/Flickr)

Dopo Fedespedi, anche Clecat e Fiata chedono che l'esenzione dalla cosiddetta global minimum tax richiesta e ottenuta dallo shipping sia limitata alle attività marittime, le port-to-port, e non valga invece per le attività logistiche terrestri, le door-to-door, dove negli ultimi anni gli armatori hanno messo piede estendendo la catena logistica dei loro servizi, entrando in concorrenza con le stesse imprese a loro volta, molto spesso, clienti caricatori. Una situazione che metterebbe in difficoltà il settore dei fornitori di servizi logistici e di spedizione merce, imprese che al contrario di quelle armatoriali non fanno anche attività di trasporto via mare.

Una richiesta fatta all'OCSE, che rappresenta 130 Stati, lo stesso luogo dove in questi giorni, tramite il G20, si è raggiunto un primo accordo per tassare con un'aliquota minima le grandi multinazionali. Limitare la global tax al mare, secondo Fedespedi, Clecat e Fiata - rispettivamente, le organizzazioni europee e globali per i fornitori di servizi logistici e di spedizione merci - preverrebbe l'elusione fiscale e garantirebbe condizioni di parità nella catena di approvvigionamento marittima. Al contrario, il rischio è di lasciare campo aperto a un dominio armatoriale delle attività logistiche, la concorrenza sarebbe sempre più complicata e la qualità dei servizi potrebbe peggiorare.

L'aliquota media mondiale dell'imposta sul reddito delle società per tutti i settori è del 24 per cento. Secondo i calcoli di International Transport Forum, l'aliquota effettiva dell'imposta sul reddito delle 41 compagnie di navigazione quotate alla Borsa di New York nel periodo 2010-19 era del 2 per cento.

Clecat e Fiata sollevano preoccupazioni sul fatto che l'ampia definizione di "servizi di spedizione", che attualmente include i servizi ausiliari minerebbe l'intento generale del base erosion and profit shifting (BEPS), il sistema fiscale che sta studiando l'OCSE/G20. L'industria marittima globale si è assicurata un'esenzione per un'aliquota minima globale dell'imposta sulle società non inferiore al 15 per cento, che si applicherebbe a tutte le compagnie di navigazione con un fatturato superiore alla soglia di 750 milioni di euro. 

Il problema è la definizione di spedizione, troppo ampia, come affermato nel commento dell'articolo 8 della Convenzione fiscale dell'OCSE1, che porterebbe ad esentare i servizi delle compagnie di navigazione nei settori della spedizione merci, delle dogane e della logistica servizi. Ciò significherebbe che gli spedizionieri, i fornitori di servizi logistici e gli operatori terminalistici pagherebbero le tasse, a fianco a loro altre società, collegate alle compagnie marittime, no. A soffrire sarebbero sopratutto le piccole e medie imprese, che già subiscono la posizione dominante delle compagnie di navigazione.

L'ambito di inclusione fiscale per lo shipping nella logistica di terra è il BEPS Pillar 2: trasporto nell'entroterra, stoccaggio, movimentazione delle merci, servizi doganali, servizi fiscali e assicurativi e altri servizi accessori.

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Tag: economia