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Porto di Napoli
15 dicembre 2018, Aggiornato alle 12,25
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Gioia Tauro, assolto l'ex presidente del porto Grimaldi

Secondo l'accusa avrebbe ritardato una concessione. Sentenza della Corte d'Appello di Reggio Calabria: il fatto non sussiste


Assoluzione con formula piena, perché il fatto non sussiste. È chiara la posizione di Giovanni Grimaldi, ex presidente dell'Autorità portuale di Gioia Tauro, nell'annosa vicenda che lo ha visto coinvolto nel giudizio intentato dal Gruppo Zen, costruttore di imbarcazioni nell'area portuale, e difeso dall'avvocato Giacomo Saccomanno, che avrebbe voluto imputare all'allora presidente Grimaldi la responsabilità del proprio mancato sviluppo aziendale. Nulla di tutto questo. Con la motivazione della Corte d'Appello di Reggio Calabria viene ribadita l'insussistenza della tesi accusatoria. 

Si chiude così -spiega una nota della stessa Port Authority- una vicenda che ha visto coinvolto Giovanni Grimaldi quale rappresentante legale dell'Autorità portuale di Gioia Tauro. Cade la tesi accusatoria secondo la quale Grimaldi, in capo all'ente portuale, avrebbe (in violazione all'art. 328, comma 2 del Codice penale) ritardato l'adozione dell'istanza presentata dalla Zen Marine per ottenere la concessione di uno specchio d'acqua nel bacino portuale. La sentenza arriva dal Collegio della Prima Sezione Penale della Corte d'Appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Massimo Gullino con a latere i giudici Tommasina Cotroneo e Cinzia Barillà. 

Si giunge, così, all'assoluzione di Grimaldi, difeso dall'avvocato Antonio Feraco del Foro di Cosenza, con il supporto giuridico-amministrativo dell'avvocato Giovanna Chilà, legale dell'Autorità portuale di Gioia Tauro, che hanno evidenziato l'inconsistenza dell'accusa sotto il profilo sia amministrativo che di diritto. Con la motivazione della Corte d'Appello non c'è stato quindi ritardo e tanto meno omissione di atti d'ufficio alla diffida ad adempiere presentata dalla Zen Marine contro la Pubblica amministrazione guidata da Grimaldi. Cade, quindi, anche l'accusa che avrebbe voluto indicarlo quale responsabile, collegialmente e personalmente, di un atteggiamento ostruzionistico alla richiesta del Gruppo Zen.