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Porto di Napoli
18 dicembre 2018, Aggiornato alle 16,30
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Gentiloni firma il decreto delle Zes

Ora manca il responso della Corte dei Conti per la pubblicazione in Gazzetta. Campania e Calabria già pronte col Piano strategico per ottenere un'area industriale piena di incentivi


a cura di Paolo Bosso

Le Zone economiche speciali, previste nel "Dl Sud" di agosto scorso, si fanno sempre più vicine. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha firmato il decreto ministeriale che ne ratifica i criteri di istituzione. Si tratta dei cosiddetti "decreti attuativi", attesi dalle regioni del Meridione. 
 
Ora mancano solo due passaggi per l'istituzione vera e propria delle Zes: il via libera della Corte dei Conti (il Consiglio di Stato ha già dato l'ok) e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Dopo questi ultimi due passaggi toccherà alle regioni che vogliono creare una Zes al loro interno presentare il Piano di sviluppo strategico ai ministeri competenti (più avanti spieghiamo quali), il quale, se approvato, porta finalmente alla creazione della Zes. Un iter normativo complesso che, ha assicurato il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, ora che è arrivato alle battute finali si fa «rapidissimo».
 
Pare che Campania e Calabria abbiano anticipato i tempi e siano già pronte. Le delibere di istruttoria sono state approvate dalle rispettive giunte. Per la Campania - come ha rassicurato il presidente del sistema portuale regionale, Pietro Spirito – il Piano strategico è già stato scritto e va solo inserito in un'apposita delibera che conterrà due cose importanti: l'ambito territoriale di giurisdizione della Zes, con i crediti per gli investimenti, e le misure di semplificazione normativa. Le altre regioni da cui ci si aspetta richiesta di Zes sono Puglia (col porto di Taranto), Basilicata e Marche.
 
Il porto è necessario per qualunque regione che voglia fare richiesta di una Zes perché è attorno a queste strutture che si creeranno le aree industriali. Per la Campania il sistema ha come punti chiave gli scali di Napoli e Salerno, gli interporti di Nola e Marcianise e i collegamenti ferroviari tra questi centri. Le imprese che operano lì godranno di crediti d'imposta fino a 50 milioni, a pattò però che restino per almeno cinque anni. La misura principale si chiama "Resto al Sud". Inoltre, ci sono incentivi per le imprese agricole. A seguire, tutte le misure.
 
I porti guidano le zone economiche speciali (art. 4, Dl 91/2017)
Le risorse per le Zes sono suddivise in tre anni: 25 milioni nel 2018, 31,5 milioni nel 2019 e 150,2 milioni nel 2020. Le regioni di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia possono fare richiesta d'istituzione - ai ministeri di Coesione Territoriale, Economia e Trasporti e presentando un piano strategico – di una zona economica speciale, un'area, recita il Dl 91 all'articolo 4, «costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico, e che comprenda almeno un'area portuale, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T)». La centralità dei porti si vede da come è selezionato il soggetto incaricato di amministrare la Zes. L'amministratore è infatti identificato da un Comitato d'indirizzo composto dal presidente dell'Autorità di sistema portuale (Adsp) interessata, che lo presiede, e un componente ciascuno di Regione, Presidenza del Consiglio dei ministri e ministero dei Trasporti. Inoltre il Comitato si avvale della consulenza del segretario generale dell'Adsp il quale funge in questo caso da "amministratore delegato", o "tesoriere", stipulando accordi con banche e istituti finanziari.
L'Agenzia per la coesione territoriale è incaricata di vigilare l'andamento delle imprese che operano in regime di zona economica speciale, riferendo direttamente al premier e al ministero per la Coesione territoriale.
 
Resto al Sud (art. 1)
È la misura principale: 1 miliardo e 250 milioni estesi fino al 2025, di cui il 2019 e il 2020 rappresentano gli anni con più fondi. Chi vuole avviare un'attività imprenditoriale e ha meno di 35 anni può richiedere, attraverso la piattaforma Invitalia, un finanziamento fino a un massimo di 40 mila euro, che diventano 200 mila per le cooperative. Del finanziamento per singolo soggetto, il 35 per cento è costituito da un contributo a fondo perduto e il 65 per cento in prestiti a tasso zero. Le pubbliche amministrazioni offrono consulenze gratuite.
 
Imprese agricole (art. 2)
Sempre nella forma di fondi perduti (35%) e prestiti a tasso zero, sono finanziate le attività di imprese agricole residenti nelle otto regioni del Meridione. Nel complesso, le agevolazioni ammontano a 5 milioni nel 2017 e 15 milioni per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020.