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22 maggio 2019, Aggiornato alle 09,11
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Logistica

Genova, Spediporto: "Bisogna sburocratizzare il porto"

L'associazione degli spedizionieri fa un bilancio dell'anno passato, caratterizzato da un autunno commerciale con buone esportazioni e pessime importazioni

Il porto di Genova

Con il nuovo anno il porto di Genova si lascia alle spalle la tragedia del ponte Morandi con le sue pesanti conseguenze commerciali sulla circolazione delle merci. In questa prima parte del 2019 ci sono da fare diverse cose, tra le altre: integrare le piattaforme logistiche, affrontare un'ondata di scioperi e snellire, come sempre, la burocrazia. Soprattutto, ripartire coi traffici che hanno visto il peggiore picco stagionale degli ultimi decenni.

Sburocrazia
Come ripartire? Secondo il direttore generale di Spediporto, Giampaolo Botta, dallo snellimento della burocrazia. Il decreto legge per Genova e la legge di bilancio approvata tra Natale e Capodanno contengono «interessanti strumenti di innovazione» ma bisogna alleggerire le scartoffie, «che non vuol dire negare il ruolo delle pubbliche amministrazioni ma ammodernarne la cultura. Cittadini ed imprese devono essere i primi clienti dell'azienda Italia. Le nostre amministrazioni, dal Comune alla Regione, passando per Camera di Commercio di Genova e AdSP del Mar Ligure Occidentale, hanno fatto e stanno facendo molto, ma dobbiamo trovare unità di intenti e di obiettivi come nei giorni successivi al crollo. Siamo anche preoccupati dalla raffica di scioperi che potrebbero ulteriormente funestare questo inizio anno. Dalla prossima settimana in avanti saranno molte le iniziative di protesta, lecite e legittime, ma attenzione a non innescare ulteriori elementi di incertezza internazionale sul nostro porto».

Anche a dicembre il porto di Genova ha visto un calo del traffico portuale intorno al 2 per cento rispetto a dicembre 2017. «Per fortuna le esportazioni hanno registrato un aumento del 6 per cento, mitigando un dato che poteva essere molto più negativo», commenta il presidente di Spediporto, Alessandro Pitto.

Ponte Morandi, dazi e brexit
Una batosta per uno dei porti più importanti d'Italia, asse strategico dei corridoi transeuropei di trasporto. Per Botta, «il nesso di causalità con il crollo del Ponte Morandi è evidente e provato dai numeri. Il nostro era uno scalo che negli ultimi 10 anni era cresciuto del 65 per cento, quest'anno chiuderemo con il segno meno». C'è però anche il contesto mondiale da non dimenticare, la contrazione generalizzata dei volumi che va avanti da oltre dieci anni, «la guerra dei dazi, portata avanti dal governo Usa, la Brexit. I punti interrogativi sono numerosi e certamente non favoriscono l'ottimismo».

Questo mese c'è da lavorare sull'integrazione tra la Zona logistica integrata, la Zona franca urbana e il retrporto, «chiederemo al sindaco Bucci massima attenzione sulle nostre idee», annuncia Botta.

Autunno freddo
Quello su cui confidavano gli spedizionieri erano le esportazioni e la coincidenza con il picco commerciale autunnale. Novembre ha visto un traffico positivo, così la speranza era che l'export fosse stato talmente vigoroso da tamponare, se non annullare, i blocchi alla circolazione, i ritardi, gli approdi annullati. Così non è stato. «Il mese di novembre – spiega Botta - aveva fatto sperare in una piccola ma significativa ripresa, a fronte di un -9 per cento circa nelle importazioni, l'export con un quasi +9 per cento aveva dato un colpo di reni al porto di Genova che aveva chiuso il mese di novembre con quasi un +2 per cento complessivo. Il dato però non si è confermato a dicembre».