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25 settembre 2020, Aggiornato alle 17,23
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Esplosione a Beirut, FederPetroli: export italiano compromesso

Nel 2019 l'Italia ha esportato verso il Libano oltre 1,7 miliardi di prodotto. Proviene principalmente da Sicilia e Sardegna e per la gran parte via mare

La banchina dei silos del porto di Beirut, luogo dell'esplosione (AFP)

«Con il porto di Beirut devastato, gran parte dell'export italiano derivato dalla raffinazione con destinazione Libano sarà compromesso con forti perdite». Lo ha detto il presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, riferendosi alla grave esplosione avvenuta il 4 agosto nel cuore del porto di Beirut, sulla banchina dei silos.

Il Libano per l'Italia è un grosso esportatore di petrolio, più che importatore. L'ultimo studio, quello di Incres-Cnr, calcola che verso il Paese del Medio Oriente nel 2019 l'Italia ha portato greggio per un valore complessivo pari a 1,76 miliardi di euro, mentre le importazioni sono state pari a 40 milioni. Le principali regioni di provenienza, quindi quelle che saranno maggiormente colpite da questo evento, sono Sicilia e Sardegna. Sempre nel 2019, l'82,6 per cento di questo export viaggia su nave (l'11 per cento circa su aereo, il 5 per cento circa su strada), pari a 970,9 milioni, che così rischiano di bruciarsi.

«Diverse raffinerie italiane - continua Marsiglia - fanno partire petroliere con destinazione Beirut. Il Libano è un paese che ha sempre rappresentato un mercato proficuo per l'Oil & Gas italiano. Parliamo non solo di raffinazione ma siamo in gara per diversi asset nell'offshore a largo di Beirut. Con la chiusura del porto lo scalo di Tripoli più a Nord non sarà una sostituzione ottimale per lo scarico e la logistica dei prodotti».