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Infrastrutture

Energia dalle onde per le isole, al via joint Fincantieri-Eni

Ufficializzato il progetto "Inertial Sea Wave Energy Converter". Insieme a Terna, e con il finanziamento di Cassa Depositi e Prestiti, produrranno cassoni galleggianti su scala industriale


La produzione di elettricità dalle onde anche in Italia si fa sempre più concreta. Fincantieri, Eni e Terna hanno ufficializzato un importante accordo che li porterà a progettare e costruire Inertial Sea Wave Energy Converter, cassoni galleggianti che tramite volani producono energia elettrica beccheggiando. Lunedì, alla presenza del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, gli amministratori delegati di Cassa Depositi e Prestiti, Fabrizio Palermo; Fincantieri, Giuseppe Bono; Terna, Luigi Ferraris; ed Eni, Claudio Descalzi, hanno firmato a Ravenna un accordo che pone le basi per la costituzione della società che se ne dovrà occupare. L'accordo sarà oggetto di successivi contratti vincolanti che dovranno essere vagliati dall'antitrust.

La particolarità dell'accordo, una cui preliminare intesa è stata firmata ad aprile, è che prevede la realizzazione di dispositivi su scala industriale. Non si tratta quindi di una sperimentazione ma di una vera e propria produzione su vasta scala. Saranno dedicati in un primo momento a fornire elettricità alle isole italiane. Il progetto si svilupperà in due fasi. Nella prima si metterà a punto il modello di business, definendo un piano di realizzazione per l'Italia. Parallelamente verrà completata la prima installazione industriale di ISWEC presso la piattaforma Eni Prezioso nel Canale di Sicilia, al largo delle coste gelesi, con avvio previsto nella seconda metà del 2020. La seconda fase sarà dedicata alla costituzione della società, all'esecuzione del piano di realizzazione e di sviluppo delle attività a partire dalle applicazioni per le isole minori in Italia e successivamente all'estero.

Come funziona ISWEC
È uno smart grid composto da fotovoltaico e da un sistema di stoccaggio energetico idoneo sia per l'alimentazione di strutture offshore di medie e grandi dimensioni sia per la fornitura di energia elettrica in luoghi più remoti come le isole minori. È sostanzialmente un cassone galleggiante che beccheggia. L'energia, come spiegato dettagliatamente dai progettisti, viene prodotta da un volano al suo interno che, ed è questo il particolare innovativo, può essere programmato sintonizzandolo all'intensità delle onde. Tramite le previsioni meteo è possibile programmare il motore di spin del volano, così da ricavare quanta più energia possibile a seconda del mare che c'è, ottenendo il massimo di efficienza. Le componenti meccaniche non sono immerse in acqua, riducendo l'usura. Lo ISWEC già installato al largo di Ravenna è lungo 15 metri e largo otto, con un'altezza di 4,5 metri e un pescaggio di 4. È composto da due gruppi giroscopici con una potenza elettrica di 130 kW (lo spin-off si muove intorno ai 50kW). Il cuore è il sistema di regolazione di velocità dei giroscopi. Eni, Fincantieri, Terna e Cdp studieranno la possibilità di realizzare sistemi ancora più grandi, capaci di alimentare altri impianti oltre a quelli offshore.

Eni, Fincantieri, Terna e CDP: come si dividono i compiti
Eni metterà a disposizione la piattaforma, il know-how tecnologico e industriale; Cassa depositi e prestiti studierà le forme di finanziamento e promuoverà il progetto. Fincantieri contribuirà con le competenze navalmeccaniche, ottimizzando le fasi di progettazione esecutiva, costruzione e installazione delle unità di produzione. Infine, Terna si occuperà della connessione dell'impianto alla rete elettrica, inclusa l'integrazione con i sistemi ibridi tramite la generazione convenzionale, gli impianti di produzione fotovoltaici e i sistemi di stoccaggio.

Descalzi ha spiegato che per Eni c'è la «grande esperienza nelle attività offshore e nella gestione dei progetti complessi. Elementi che hanno consentito di realizzare e installare la prima applicazione industriale di ISWEC in tempi record per il settore. La collaborazione con tre eccellenze italiane, quali CDP, Terna e Fincantieri, consentirà di mettere a fattor comune le grandi competenze esistenti e di accelerare il processo di industrializzazione di questa tecnologia, a differenza di quanto avvenuto finora per dispositivi analoghi». Per Palermo «si tratta di un sistema capace di generare valore per i territori e per la collettività». Per Bono è una «nuova frontiera per lo sfruttamento delle energie pulite in Italia, valorizzando la morfologia del Paese». Ferrari ha detto che il progetto «consentirà di mettere ulteriormente a sistema la nostra esperienza e il know-how in innovazione, tecnologia e ricerca a servizio della transizione energetica».