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25 aprile 2024, Aggiornato alle 08,32
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Logistica

Economia e shipping, è il momento delle car-carrier

Il settore rimbalza. I treni non fermano la guerra in Ucraina e i noli sono tornati normali. Il just-in-case regna. L'Italian Maritime Economy 2023 di Srm-Intesa San Paolo

(Bernard Spragg. NZ/Flickr)

Il commercio marittimo quest'anno crescerà dell'1,8 per cento, raggiungendo le 12,2 miliardi di tonnellate di merce trasportate dai mercantili intorno al mondo. L'Asia resta il cuore di questo traffico, con i noli che sono ormai tornati alla normalità dopo l'euforia degli ultimi anni. Sono solo alcuni dei tanti dati dell'Italian Maritime Economy 2023, la fotografia che ogni anno il centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm) del gruppo Intesa San Paolo fa dello shipping internazionale, partendo dal Mediterraneo. Quest'anno il documento è particolarmente ricco perché raccoglie gli ultimi dieci anni di traffici.

Leggi il riassunto del rapporto

Uno dei settori più performanti dello shipping attualmente sembra essere quello delle car-carrier. Più che una crescita il settore sta vivendo un rimbalzo dovuto al drastico calo della produzione di automobili del 2020, durato almeno per tutto l'anno successivo. Il commercio mondiale di autoveicoli via mare crescerà dell'8 per cento nel 2023 (+3% sul 2019), per effetto del continuo attenuarsi delle significative interruzioni della catena di approvvigionamento post-Covid, consentendo di soddisfare la domanda "repressa" negli ultimi anni. Le navi di questo tipo ordinate nel 2022 sono state 90 contro le 38 del 2021. La Cina è il secondo esportatore di automobili via mare dopo il Giappone.

Nel 2022 nel Mediterraneo sono transitate oltre 23,400 navi, il numero più alto di sempre, cosa che ha permesso al canale di accesso da oriente su questo mare, il canale di Suez, di avere entrate per 8 miliardi di dollari (+ 25 per cento sul 2021). Nel canale di Suez vi transitano il 14,6 per cento delle importazioni mondiali di cereali e il 14,5 per cento delle importazioni mondiali di fertilizzanti. 

E i porti italiani? Via mare nel Paese arrivano il 46 per cento delle merci, pari a 226 ilioni di tonnellate. In Italia nel 2022 circa il 40 per cento degli scambi di import-export è avvenuto via mare, per un valore di 377 miliardi di euro, in aumento del 66 per cento rispetto agli ultimi dieci anni.

Il Meridione d'Italiua ha una presenza importante del settore ro-ro e delle autostrade del mare (incide nel 2022 per il 51% sul totale Italia), comparto che ha svolto e sta svolgendo un ruolo chiave in fase pandemica e di conflitto in quanto cinghia di trasmissione di un trade di prossimità e trasporto di veicoli pesanti sottratti alla strada.

Le navi mercantili del futuro saranno tutte predisposte a utilizzare carburanti alternativi. Il 47,7 per cento di tutti gli ordini nei cantieri fatti a luglio (in termini di stazza lorda)  è relativo a navi che utilizzano combustibili alternativi. Nel 2017 questa quota era solo del 10,7 per cento. Di questi ordini, il 39 per cento riguardano navi a gas e il 5,4 per cento navi a metanolo.

Digitalizzazione sempre più spinta. Il mercato globale della digitalizzazione marittima è stato stimato in 157,4 miliardi di dollari nel 2021 e si prevede che raggiungerà i 423,4 miliardi di dollari entro il 2031, con una crescita del 10,7 per cento dal 2022 al 2031.

Cresce la regionalizzazione delle rotte. Nel primo semestre di quest'anno le rotte intraregionali sono cresciute del 5,6 per cento rispetto al primo semestre 2022, mentre le rotte deep-sea Est-West sono in flessione del 3 per cento.

Il modello logistico del just-in-time è ormai finito, almeno in questo periodo di crisi. Il sistema di trasporto globale strettamente legato alla produzione (per cui si produce e si immagazzina quello che effettivamente si vende), seppur il più razionale è diventato ormai controproducente a fronte di un contesto economico singhiozzante, soggetto a crisi, con cali repentini della produzione e accelerate vertiginose; interruzioni della catena degli scambi e forti riprese, con conseguenti congestioni e colli di bottiglia nelle consegne. Tutto questo ha spinto naturalmente il mercato a passare al modello logistico precedente, quello del just-in-case, in cui le scorte sono state aumentate, con benefici nel mercato immobiliare di capannoni e magazzini, permettendo così di gestire meglio le consegne irregolari e l'inaffidabilità delle catene logistiche.

In tale direzione va rilevata l'importanza delle rotte short sea, più funzionale all'implementazione delle filiere regionali e al raggiungimento degli obiettivi di
sostenibilità consentendo, ove possibile, la sostituzione del trasporto su gomma con quello su nave. L'Italia rafforza la sua leadership europea in questo segmento con
oltre 314 milioni di tonnellate movimentate (nel 2013 erano 272 milioni), pari al 18per cento dell'UE27. Nel Mediterraneo la leadership italiana è ancora più spinta coprendo il 40 per cento del totale con 252 milioni di tonnellate di merci trasportate.

Secondo le ultime previsioni, l'economia mondiale è ancora in crescita. Si prevede, infatti, un aumento del prodotto interno lordo mondiale del 3,4 per cento nel 2022 e del 2,8 per cento nel 2023 ed un commercio globale che stima una crescita del 5,1 per cento nel 2022 e del 2,4 per cento nel 2023, secondo il Fondo Monetario Internazionale (aprile 2023). 

Contrariamente a quanto inizialmente ipotizzato, i traffici ferroviari Europa-Asia non si sono interrotti con il conflitto in Ucraina. La compagnia ferroviaria cinese (China State Railway Group) ha comunicato che nel 2022 sono stati 16 mila (+9%) i treni che hanno collegato Cina ed Europa, trasportando 1,6 milioni di TEU (+10%). Oltre al numero dei treni crescono anche i collegamenti, che finora raggiungono 170 città in 23 Paesi usando 73 rotte. Nel 2013 i treni che collegavano
l'Europa alla Cina erano appena 80.

I noli marittimi, che nel periodo 2020-2021 sono stati protagonisti di una vera e propria impennata, sono tornati quasi in linea con i valori pre-pandemia. Lo Shanghai Containerized Freight Index (SCFI) – uno degli indicatori più usati al mondo per valutare l'andamento dei noli – dopo aver sfondato il picco storico dei 5.000 punti a gennaio 2022 ha cominciato a scendere per poi arrivare a quota 964 nel giugno 2023. Le ragioni principali del calo dei noli sembrano essere il riassorbimento importante delle interruzioni logistiche dovute allo shock pandemico, il calo del costo degli energetici e l'intervenuta debolezza della domanda di merci legata all'aumento dei prezzi per i consumatori.

Proseguono anche i processi di integrazione verticale. Nel 2022 ci sono stati 20 accordi a livello mondiale (grandi vettori marittimi che entrano in attività terminalistiche e logistiche) relativi a infrastrutture portuali, per un valore totale rivelato di 15,3 miliardi di dollari (rispetto agli 11,7 miliardi di dollari registrati nei 24 accordi del 2021).

Continua a leggere il rapporto SRM Italian Maritime Economy 2023

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Tag: economia