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14 luglio 2020, Aggiornato alle 16,24
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È la giornata mondiale del marittimo, ma non c'è molto da festeggiare

Armatori e lavoratori del settore tornano a chiedere alla politica di risolvere tre problemi principali: il rilascio dei visti, il cambio di equipaggio e l'assistenza medica

(mediterraneaonline.eu)

Il 25 giugno è stata la giornata mondiale del marittimo (Day of the seafarer), istituita nel 2011 dall'International Marittime Organization per celebrare i lavoratori delle navi mercantili. Una categoria tra le più colpite dalla pandemia di Coronavirus, ma non nei termini in cui si potrebbe pensare. Non hanno mai smesso di lavorare, i marittimi, dovendo garantire l'approvvigionamento dell'80 per cento del commercio mondiale. Di contro, a partire dai primi lockdown di marzo, per loro è diventato molto complicato tornare a casa o raggiungere la nave su cui imbarcarsi, per via delle forti limitazioni agli spostamenti delle persone.

I problemi principali sono tre, riassunti dall'International European Transport Workers' Federation (ETF): il rilascio dei visti per entrare nello spazio Shenghen; il cambio di equipaggio e l'assistenza medica. Oltre a non poter tornare a casa al termine del contratto, ai marittimi viene spesso negata anche la franchigia.

L'European Community Shipowners' Association – a cui si aggiunge naturalmente anche Confitarma – e l'ETF hanno lanciato un appello alla politica, in particolare alle istituzioni sovranazionali come l'Unione europea, affinché si risolva questa situazione. Nonostante l'alta copertura mediatica del fenomeno, sono stati fatti pochi passi avanti da ormai diversi mesi. Estelle Brentnall, responsabile per il mare dell'ETF, ha detto che «in questo momento ci sono centinaia di migliaia di marittimi per i quali si sarebbero dovuti effetuare i necessari cambi di equipaggio, il che significa che centinaia di migliaia di vite sono direttamente colpite dall'inazione e dalla mancanza di coordinamento degli Stati in tutto il mondo. Centinaia di migliaia di lavoratori marittimi che non sono in grado di trascorrere del tempo con i loro cari e altri che non possono lavorare».

Secondo gli ultimi calcoli dell'associazione degli armatori tedeschi, su 1,2 milioni di marittimi impiegati in 55 mila navi, sono circa 200 mila quelli coinvolti in situazioni disagevoli o peggio bloccati senza possibilità di tornare a casa. 200 mila è infatti la media del numero di cambi di equipaggio mensile mondiale. Il sistema è quasi bloccato, non funziona più come prima. Nel pieno della pandemia era praticamente impossibile per un marittimo prendere un volo per tornare a casa o raggiungere la nave su cui imbarcarsi. In molti porti, anche importanti come Hong Kong e Singapore, ma anche in molti porti europei, questi spostamenti sono fortemente limitati, rendendo sempre più difficile la gestione della nave, che si sovraccarica di straordinari e lavoratori stressati.

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