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05 dicembre 2019, Aggiornato alle 17,49
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Politiche marittime

Demolizioni navali, India firma la Convenzione di Hong Kong

Nello strumento internazionale a protezione dei lavoratori e dell'ambiente entra uno dei principali Paesi smantellatori del mondo. Ma per entrare in vigore dovrà includere anche Cina, Bangladesh o Pakistan

Kitack Lim, Gopal Krishna e Amitabh Kumar

Anche l'India entra nella Convenzione di Hong Kong dell'International Maritime Organization (Imo), creata nel 2009 per stabilire rigidi parametri di smantellamento delle navi mercantili, riducendone drasticamente l'inquinamento, ma che ancora non è entrata in funzione. Gopal Krishna, segretario del governo indiano e ministro dello shipping; e il direttore generale del dicastero Amitabh Kumar, hanno depositato la firma presso il segretario generale dell'Imo, Kitack Lim, giovedì scorso, durante le trentesima Assemblea dell'Imo, che si concluderà il 6 dicembre.

Con l'ingresso dell'India sono 15 ora gli Stati firmatari (Belgio, Congo, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Ghana, India, Giappone, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Panama, Serbia e Turchia), il che porta a rispettare il primo dei due requisiti per far entrare in vigore il trattato, cioè il numero minimo dei membri. Manca ancora il secondo requisito, ovvero che i firmatari devono rappresentare almeno il 40 per cento del tonnellaggio mondiale, mentre con questi quindici la quota sfiora un terzo del totale. Sostanzialmente, sono assenti Cina, Pakistan e Bangladesh, che insieme a india e Turchia fanno la quasi totalità del tonnellaggio navale smantellato ogni anno. Questa dell'India è quindi una firma fondamentale perché è uno dei principali Paesi al mondo non solo a smantellare un gran numero di navi ma a farlo a basso costo attraverso lo spiaggiamento, un metodo di demolizione disumano, molto pericoloso per la salute di chi ci lavora e devastante per gli ecosistemi. 

La Convenzione di Hong Kong copre tutto il ciclo vita di una nave commerciale, sia la fase di progettazione e costruzione che l'esercizio e la manutenzione, fino al modo in cui devono viaggiare, o essere trasportate, verso il polo di riciclaggio. Devono avere a bordo per esempio, un inventario degli oggetti pericolosi, e le strutture che le accolgono devono avere un piano di riciclaggio dei materiali di scarto.

«Quello che succede alle navi alla fine della loro vita è un importante problema globale con importanti conseguenze per la sicurezza e l'ambiente», ha detto il segretario Lim. «Esorto tutti i paesi che non l'hanno ancora fatto a ratificare questa importante convenzione in modo che possa entrare in vigore e fornire un regime normativo globale coerente per questo settore vitale».

Sempre nel corso dell'assemblea, lIMO ha eletto gli Stati-membri del Consiglio per il biennio 2020-2021, che sono in tutto 40, divisi in tre categorie:

Stati col maggior interesse nello shipping (10)
China, Grecia, Italia, Giappone, Norvegia, Panama, Corea del Sud, Russia, Regno Unito, Stati Uniti;

Stati col maggior interesse nel commercio marittimo (10)
Argentina, Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, India, Olanda, Spagna ed Emirati Arabi;

Stati con un un interesse speciale nel commercio marittimo (20)
Bahamas, Belgio, Cile, Cipro, Danimarca, Egitto, Indonesia, Jamaica, Kenya, Kuwait, Malesia, Malta, Messico, Marocco, Peru, Filippine, Singapore, Sud Adrica, Tailandia, Turchia.

Tag: imo