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03 luglio 2020, Aggiornato alle 18,22
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Demolizioni, 2016 da record ma non basta

Drewry prevede 455mila teu in rottamazione, pari a 150 portacontainer. Ma sono solo il 2 per cento di una flotta mondiale in oversupply . Benefici tangibili solo se gli armatori smettessero di ordinare nuove navi


Per quest'anno è prevista una netta ripresa delle demolizioni delle navi portacontainer ma ciò non basterà a far calare sensibilmente l'oversupply che affligge da anni il settore. Lo rivela l'ultimo Container Insight Weekly Report dell'analista inglese Drewry che riassume in tre punti gli elementi di questa ripresa: l'apertura del nuovo canale di Panama, il divario crescente tra domanda e offerta e il rischio per gli armatori di continue perdite.

Come beneficiare della crescita delle demolizioni: smettendo di costruire
L'apertura del nuovo canale di Panama il 26 giugno ha creato un surplus delle vecchie navi "panamax" (intorno ai 4.500 teu), le unità che utilizzano la versione del canale prima dell'espanzione. La ricerca si chiede se la crescita, prevista per quest'anno, delle demolizioni di questo tipo di unità non porterà finalmente alla fine dell'eccesso di capacità di stiva, responsabile della recessione dei noli. Il Drewry's Container Forecaster di giugno rileva che nei primi cinque mesi di quest'anno il numero di portacontainer in demolizione è triplicato rispetto allo stesso periodo del 2015. Per la prima volta per quest'anno sono previste in demolizione ben 450mila teu di capacità, dato superiore al 2013 quando sono stati 444mila teu. Sulla base di una dimensione media di 3mila teu, si calcola che dovrebbero essere circa 150 le unità di questo tipo che andranno in pensione entro l'anno. Tuttavia, questa quantità di "spazio" eliminata rappresenta soltanto il 2 per cento dei 20 milioni teu di capacità complessiva della flotta mondiale. Comunque sia, in un settore in cui si riconosce che vi sono troppe navi che inseguono troppo poco carico, questa crescita, seppur non indicativa di un cambiamento di rotta, costituisce tutto sommato una buona notizia, una timida diminuzione delle portacontainer in circolazione, senza dimenticare che tra il 2010 e il 2015 sono stati riversati in mare 4,5 milioni di teu di capacità in un momento di rallentamento della domanda. Secondo Drewry l'unico modo per beneficiare sensibilmente di questa crescita delle demolizioni è uno scenario in cui, paralllelamente, gli armatori smettono di ordinare nuove navi.

L'ondata di demolizioni è iniziata nel quarto trimestre del 2015. Nei primi tre mesi di quest'anno, circa 14 navi panamax sono state demolite, di cui la maggior parte di proprietà di armatori tedeschi, che hanno sentito con maggior forza di altri la recessione dei tassi di nolo.

Vengono attualmente rottamate anche navi più giovani, coma la DS Schiffahrt (6.479 teu) di proprietà DS Schiffahrts, o la Mol Precision e la Mol Promise (6.350 teu), costruite nel 2002. I costi di realizzazione e spesa di una portacontainer sono normalmente ammortizzati in 25 anni, per cui la demolizione di una nave di 15 anni implica un write-off vicino al 40 per cento (considerando anche il guadagno sul riciclaggio dell'acciaio).

Per gli armatori che noleggiano, la scelta è tra locazioni in perdita o contenere i costi al minimo e sperare in una prossima ripresa sia del mercato delle spedizioni marittime che delle demolizioni navali.
 
Immagine in alto (porto di Boston/Jones, Leslie, 1886-1967)