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18 giugno 2021, Aggiornato alle 17,30
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Cultura

De Bello Gallico e le navi a confronto

Giulio Cesare analizzava pregi e difetti delle sue unità da battaglia valutando anche le imbarcazioni dei popoli nemici 


le note di Carla Mangini - DL News 

Giulio Cesare sta progettando di invadere la Britannia. Confronta le navi romane con le navi dei Veneti, di quei Veneti (celti) che occupavano un territorio a nord della Gallia, pressappoco l'odierna Bretagna. I Veneti erano abilissimi costruttori di navi, eccellenti coltivatori, abili commercianti e bravi allevatori di cavalli. (E soprattutto acerrimi nemici dei Romani, che li sconfissero attirandoli  in mare aperto dove la struttura delle loro imbarcazioni non si adattava  al combattimento).


"Le navi dei Veneti erano costruite ed armate in questo modo: le carene erano alquanto più piatte di quelle delle nostre navi, in modo che si potesse più facilmente  navigare in acque basse o durante la bassa marea; prore e poppe erano rialzate adatte ad affrontare le grandi ondate delle tempeste; …le navi erano tutte costruite in legno di quercia in grado di resistere ai colpi più violenti; le ancore erano legate con catene, per le vele c‘erano pelli sottilmente conciate, sia perché c'era scarsità di lino o perché non ne conoscevano l'uso, e questo forse è il vero motivo, perché pensavano che le vele comunque non potessero reggere facilmente le frequenti tempeste dell'oceano, né il frequente impeto dei venti, né il peso delle stesse navi…


In confronto con le  loro navi, la nostra flotta aveva il vantaggio della velocità e della forza dei rematori, mentre le altre si adattavano meglio alla natura dei luoghi e alla violenza delle tempeste. Per giunta, se si fosse levato un vento più forte e se vi si fossero abbandonate, avrebbero sopportato meglio il furore della tempesta, più facile poteva essere per loro ripararsi in punti meno profondi, dove non potevano temere scogli o fondali bassi al ritirarsi della marea. Le nostre navi non avrebbero potuto salvarsi trovandosi in mezzo a tali difficoltà"*.

* Caio Giulio Cesare: De Bello Gallico, libro terzo capitolo XIII