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21 settembre 2020, Aggiornato alle 18,35
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Dazi Usa, Trump vuole colpire anche le auto

Il Dipartimento del Commercio ha avviato un'indagine in nome della «sicurezza nazionale»: si studiano imposte fino al 25 per cento


a cura di Paolo Bosso

Auto, suv, van, autocarri leggeri e parti di automotive in importazione negli Stati Uniti potranno avere dazi fino al 25 per cento. È l'ultima mossa del Dipartimento del Commercio USA che ha avviato un'indagine per valutare quanto l'importazione di automobili «danneggi la sicurezza nazionale». La notizia è stata resa nota dopo un incontro, mercoledì, tra il segretario al Commercio, Wilbur Ross (foto, a sinistra), e il presidente Donald Trump. «È evidente che, per un decennio, le importazioni dall'estero hanno eroso il nostro mercato domestico», ha detto Ross.

Attualmente i dazi Usa sono del 2,5 per cento, mentre l'Unione europea applica dazi del 10 per cento alle auto americane. La modalità di investigazione avviata dal Dipartimento del commercio è quella della "Section 232" del Trade Expansion Act del 1962, la stessa utilizzata per applicare le tariffe su acciaio e alluminio in vigore da fine marzo (esente l'Europa fino al primo giugno), seguiti da altri dazi su migliaia di prodotti cinesi e centinaia americani. Ora tocca alle auto, con una stangata che, secondo il Washington Post, potrebbe toccare il 25 per cento. L'indagine, per legge, dura un massimo di 270 giorni, i giornali hanno calcolato quindi un responso non prima del prossimo autunno.

Il più grande esportatore di auto nuove e furgoni verso gli Stati Uniti sono stati, l'anno scorso, Messico (per un valore superiore agli 80 miliardi di dollari), Canada (57 miliardi), Giappone (56), Germania (28) e Corea del Sud (30); seguono Cina, Regno Unito e Italia. I più grandi importatori di parti di auto sono Canada, Messico, Cina, Germania e Brasile.

Le reazioni
«Trattare le importazioni automobilistiche come una minaccia alla sicurezza nazionale sarebbe un disastro economico autoinflitto per i consumatori, i concessionari e i dipendenti delle concessionarie americane», ha commentato l'American International Automobile Dealers Association, che rappresenta franchising come Toyota e Volkswagen. Toyota, per esempio, ha importato negli Stati Uniti 1,7 milioni di auto per un valore di 41 miliardi. «Difficile capire che cosa significi e cosa ci sia dietro», ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainem. «L'industria statunitense dell'auto cresce, nessuno chiede simili protezioni». «Pessima idea, questi dazi li pagheranno le famiglie, i consumatori, che hanno il diritto di comprare auto straniere e ora le pagheranno più care», ha commentato il 'presidente della Commissione Commercio estero del Senato Usa, Orrin Hatch.