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28 ottobre 2020, Aggiornato alle 21,53
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Dazi Usa-Cina, Covid e Medio Oriente. Duci: "Occasione di rilancio per i porti italiani"

Per il presidente di Federagenti la difficile situazione attuale non è così diversa dal Dopoguerra, che per l'Italia è stato uno straordinario momento di crescita

Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti

La guerra fredda commerciale tra Stati Uniti e Cina e l'ascesa del mercato mediorientale sono un'occasione di crescita economica per i porti italiani. N'è convinto il presidente di Federagenti, Gian Enzo Duci. In questa fase di lockdown "leggero", inaugurata con l'ultimo dpcm del governo e le conseguenti decisioni autonome delle regioni, secondo Duci è un'opportunità di rilancio «per i porti italiani, catapultati nuovamente sulla linea di confine fra due mondi», «un'occasione storica di sviluppo di traffici e di centralità nell'interscambio mondiale».

Il discorso, in linea di principio, è quello di sfruttare opportunità simili a quelle che l'Italia, e la maggioranza dei Paesi occidentali, ha sfruttato durante il Dopoguerra, quando si è trovata fra il blocco statunitense liberale e quello russo comunista. «Oggi – continua Duci – la linea di confine tra la sfera d'influenza statunitense e quella cinese sembra transitare sul nostro Paese dove su 5G e porti si colloca l'epicentro di un confronto particolarmente aspro, ma foriero per l'Italia di grandi opportunità di investimento e di crescita. L'attenzione che gli Stati Uniti, anche attraverso le ripetute missioni del Segretario di Stato Mike Pompeo, e gli interventi reiterati dell'Ambasciata e del Consolato di Milano in vari scali strategici, stanno dimostrando quanta importanza l'alleato atlantico riponga sul controllo della portualità italiana. D'altro lato, gli investimenti cinesi (già fatti o ipotizzati) a Savona, Trieste e a Taranto, all'interno, ma anche al di fuori della Belt & Road Initiative, sono un dato di fatto ormai arci noto».

Il Mediterraneo può essere il baricentro commerciale di questa situazione. «Il recente incontro fra una delegazione libanese e una israeliana a Beirut – secondo Duci – sta facendo intravvedere l'avvio di un processo che potrebbe avere effetti straordinari: superate le divergenze politico-religiose, la combinazione della potenza finanziaria dei Paesi arabi del Golfo e delle competenze tecnologico/organizzative di Israele potrebbero dar luogo a un maxi polo economico, energetico e di high-tech che, estendendosi sino ai confini sud della Turchia, potrebbe essere il prossimo gigante dell'economia mondiale. Questo blocco è destinato, anche solo in tema di ricostruzione di interi Paesi, a generare un eccezionale patrimonio di opportunità per chi sarà meglio collocato strategicamente, industrialmente e logisticamente. Verrebbe quasi da dire che ancora una volta, la storia sembri assegnare ai porti italiani, non per meriti ma per destino, grandi opportunità che sarebbe folle non cogliere».