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17 gennaio 2020, Aggiornato alle 13,53
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Dazi Cina-Usa, l'export Ue ringrazia. Ma il PIL italiano non è messo bene

L'analisi del centro studi di Intesa-San Paolo evidenzia luci e ombre. Il trasporto marittimo non ne risente, per ora, ma gli scambi commerciali restano deboli

Donald Trump e Xi Jinping (Brendan Smialowski/AFP/Getty Images)

di Alessandro Panaro Salvio Capasso (dal Numero Speciale 2019 del Bollettino Avvisatore Marittimo)

Le tensioni sulle politiche commerciali - dovute al persistere di fattori negativi quali i conflitti tariffari, la Brexit, le turbolenze geopolitiche, la decelerazione delle maggiori economie asiatiche e la contrazione dell'industria manifatturiera in Germania - stanno frenando gli scambi mondiali di merci. Scenari eterogenei ma con un impatto univoco sull'economia: negativo. Sono stati analizzati dal centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno del gruppo Intesa-San Paolo, che fa un bilancio di luci e ombre, a seconda del paese importatore/esportatore.

Nei primi otto mesi del 2019 si è registrata una variazione tendenziale negativa dei volumi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, pari a un calo dello 0,4% (fonte: Istat). Ad essere penalizzate maggiormente sono le economie con ampia base manifatturiera e più integrate nelle catene globali del valore.  Rispetto allo scenario internazionale, le vendite all'estero dei prodotti italiani hanno continuato, nel complesso, a essere positive, non risentendo ancora in modo evidente delle tensioni commerciali internazionali in atto, almeno nei primi otto mesi dell'anno. Infatti, in tale periodo, le esportazioni italiane sono aumentate del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2018, mostrando una maggiore vivacità dei flussi diretti verso i mercati extra europei (+3,4%) e in particolare verso la Svizzera (+15,4%), gli Stati Uniti (+8,3%) e il Giappone (+17,9%). Calano invece le vendite dirette verso la Cina di circa l'1%. 

La guerra commerciale tra Cina e Usa
Ma occorre tener presente che l'inasprimento delle condizioni commerciali si è accentuato negli ultimi mesi, specialmente per la cosiddetta Trade War (guerra dei dazi) Usa-Cina, quindi, nel complesso, non è detto che l'Italia ne sia stata risparmiata. Nel corso dell'estate c'è stato infatti un inasprimento delle tensioni commerciali, con un nuovo round di aumenti dei dazi e un'interruzione dei negoziati con la Cina. I dazi USA hanno continuato ad aumentare in termini sia di beni colpiti sia di livelli, mentre le misure cinesi, che sono state più contenute negli ultimi mesi, iniziano a cambiare marcia. Per fine anno, la previsione è che i dazi imposti dalla Cina sui beni USA siano pari a 25,9% (da 8% di inizio 2018) e quelli imposti dagli USA sulle importazioni cinesi siano in rialzo a 24% (da 3% di inizio 2018), e colpiscano ora il 96,8% dei prodotti importati dalla Cina.

Trend dei dazi medi sulle importazioni USA-Cina (%). Fonte: Peterson Institute for International Economics
Trend dei dazi medi sulle importazioni USA-Cina (%). Fonte: Peterson Institute for International Economics

Ma le misure restrittive da parte degli USA potranno estendersi anche all'UE e quindi all'Italia. La World Trade Organization (WTO) ha riconosciuto le proteste del governo statunitense secondo cui l'Unione europea ha fornito aiuti di stato al consorzio europeo che produce la linea Airbus. In questo modo, gli Stati Uniti sono autorizzati a imporre dazi fino a 7,5 miliardi di dollari che possono colpire una serie di prodotti in arrivo dalla UE, dalla manifattura all'alimentare. L'ammontare delle tariffe sarà diverso: si valuta un 10 per cento sui grandi aerei commerciali e un 25 per cento su prodotti agricoli e industriali. Il provvedimento colpirà anche l'Italia visto che nell'elenco figurano prodotti tipicamente nostrani con un impatto che dovrebbe aggirarsi - nel primo periodo di applicazione - non oltre il 10 per cento dei 7,5 miliardi di dollari, con la possibilità di un aggravio maggiore in caso di inasprimento delle tensioni commerciali.

Sono le incognite ancora gravanti sullo scenario internazionale a rappresentare il maggiore rischio sullo scenario economico italiano nei prossimi mesi, il cui Pil si stima sia in crescita dello 0,2% nel 2019 e dello 0,4% nel 2020. Volendo simulare due possibili scenari nel modello Oxford Economics Forecasting, il primo prevede che le misure restrittive restino confinate al fronte USA-Cina, con l'estensione dei dazi punitivi a tutto l'import americano da Pechino, seguita da analoga ritorsione da parte del gigante asiatico. Il secondo scenario prevede invece che la guerra commerciale si allarghi all'Unione europea, con dazi punitivi del 25 per cento su auto e componentistica a partire dal primo trimestre 2020 (i dazi sulle auto colpirebbero, oltre ai Paesi UE, anche Giappone e Corea, ma non Canada e Messico). La rappresaglia sarebbe della stessa entità. Il risultato è che l'impatto del primo scenario sulla crescita del PIL italiano è relativamente modesto (inferiore al decimo di punto percentuale per tutto il triennio), mentre l'effetto negativo del secondo scenario è più tangibile, pari a due decimi di punto in media nel biennio 2020-21. Le simulazioni non prevedono una risposta anti-ciclica da parte della politica fiscale o monetaria, in presenza della quale gli effetti negativi sarebbero evidentemente minori.

Il trasporto marittimo non ne risente, per ora
Il trasporto marittimo, secondo gli ultimi dati, non sta ancora risentendo di impatti particolari, sempre in crescita il dato sui container ma rivisto comunque al ribasso, anche se il fenomeno va inquadrato più con un'ottica di medio-lungo termine atteso che in questo caso sarebbero in gioco rotte strategiche e porti da scalare non facilmente ri-definibili nell'immediato. Le previsioni Unctad lasciano pensare che il container sarà ancora il segmento che nel quinquennio 2019-2024 registrerà la crescita maggiore: +4,5 per cento rispetto al 3,4 per cento medio del trasporto marittimo complessivo. Il 2019 sta registrando una crescita più lenta con un +3,2 per cento, ma altri analisti come Drewry stimano un più moderato 2,6 per cento. Si tratta comunque di una crescita importante perché corrisponde a oltre 20 milioni di TEU aggiuntivi a livello globale. La crescita degli scambi in container si è rafforzata su tutte le principali rotte commerciali Est-Ovest, ovvero l'Asia- Europa (che interessa di sicuro la Cina), la Trans-Pacifica e la Transatlantica (che interessano sia Cina che USA). Complessivamente, la transpacifica è rimasta la più trafficata, con volumi totali che raggiungono 28,2 milioni di TEU, seguiti da 24,4 milioni di TEU sulla rotta Asia-Europa e 8 milioni di TEU sulla rotta transatlantica. 

I volumi sulla rotta transpacifica sono aumentati del 5,4 per cento, quelli sulla rotta transatlantica (in direzione est e ovest) sono aumentati del 6,4 per cento, mentre i flussi sulla Asia-Europa in entrambe le direzioni, del 3,6 per cento. Non si intravedono, almeno per ora, effetti devastanti sul ramo container. La probabilità dell'avverarsi di tali scenari rimane ovviamente legato allo sviluppo del dialogo (spesso in modo non evidente pubblicamente) che continua tra le due parti in gioco (Usa e Cina). Le ultime notizie fanno infatti intravedere un leggero rasserenamento dei rapporti ed una possibile via per un accordo tra Cina e Stati Uniti per la riduzione "graduale" dei dazi che hanno imposto l'uno all'altro simultaneamente. L'impatto sull'economie nazionali ed in particolare sull'Italia e sulle rotte dipenderà molto dall'esito reale di questi nuovi accordi.

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Tag: economia - cina