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24 settembre 2018, Aggiornato alle 17,23
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Dalle navi di Caligola a un salotto di New York

Ritrovato a Manhattan un prezioso pavimento strappato da una delle gigantesche imbarcazioni del lago di Nemi. Era diventato un tavolino da caffè


di Michele StefanileArcheolgia Subacquea Blog


Chissà quanti insipidi caffè americani fumanti, quante tisane, quante ciotole di cioccolatini sono stati appoggiati nell'ultimo mezzo secolo sui complicati intarsi di serpentino verde e porfido rosso e sugli altri marmi colorati su cui un tempo passavano le caligae di Caligola. E chissà cosa avrebbe pensato lo stesso Caligola, signore del mondo per 4 anni, dal 37 al 41 d.C., se gli avessero comunicato che un prezioso pavimento strappato dalle sue meraviglie galleggianti, le gigantesche navi fatte costruire nel lago di Nemi, sarebbe finito venti secoli più tardi a regger tazze nel salotto di una placida famiglia, dall'altra parte dell'Oceano.


Questi i fatti: dalle enormi navi (erano lunghe oltre 70 metri) che il successore di Tiberio volle collocare nello speculum Dianae, il lago vulcanico di Nemi a pochi passi da Roma, e che furono affondate in quello stesso luogo pochi anni più tardi, molti preziosi reperti sono stati trafugati, sin dal tempo in cui i primi arditi eruditi iniziarono a gettar uncini sul fondo. Quel che avvenne dopo, quando gli scafi furono tirati in secca con il megalomane prosciugamento del lago ad opera di Mussolini, è cosa nota: pochi anni in un Museo sulle rive, opera dell'architetto Morpurgo, che di solito creava hangar per dirigibili, e poi la guerra, e un incendio devastante sulle cui responsabilità ancora oggi si dibatte. Ci rimane il Museo, con le ricostruzioni realizzate in seguito, e i pezzi scampati alle fiamme, oltra ai preziosi reperti del Museo Nazionale Romano.

Oggi, a questi manufatti superstiti, si aggiunge un pezzo di pavimento, uguale a quelli già conservati in Italia, e visibili anche in una famosa foto dei recuperi di Eliseo Borghi, già edita sul monumentale lavoro di Ucelli sulle navi nemorensi. Era in un salotto di Park Avenue, New York, riutilizzato come tavolino per i caffé della signora Helen Costantino Fioratti, antiquaria; non una newyorkese qualunque, ma la ricchissima figlia di Arturo Enrico Costantino, diplomatico fascista inviato ripetutamente in America e cittadino onorario per nomina del sindaco Fiorello La Guardia; sarebbe stato il marito dell'antiquaria, Nereo Fioratti, per lunghi anni corrispondente dagli States del quotidiano Il Tempo, ad aver portato il pavimento a Manhattan, dopo averlo acquistato negli anni Sessanta a Roma.

Per la cronaca, l'incauto acquisto dei coniugi Fioratti (o innocent purchase, come ha dichiarato la signora al New York Times) è stato ufficialmente restituito all'Italia. E così, mentre qualcuno scruta le acque di Nemi cercando una fantomatica, inesistente terza nave (di cui, si dice in zona, si sapranno presto grandi novità a un imperdibile convegno su navi e astronavi [sic!]), un pezzo reale di una nave altrettanto reale realizzata duemila anni fa si prepara, mirabile dictu!, a riattraversare l'Atlantico.