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11 novembre 2019, Aggiornato alle 15,38
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Confetra torna a criticare l'Art. Diserterà la relazione annuale

Secondo Marcucci il contributo annuale all'authority va fatto in forma fiscale, non con una spesa diretta delle imprese

Andrea Camanzi, presidente dell'Art

«Mai avremmo pensato di giungere a questo punto, ma la situazione non è davvero più sostenibile». Il presidente di Confetra, Nereo Marcucci. annuncia così l'assenza dell'associazione logistica alla presentazione della relazione annuale dell'Autorità di regolamentazione dei trasporti (art), che si terrà martedì a Montecitorio. Confetra ha sempre duramente criticato il ruolo di Art, ritenendolo un organismo ingerente e poco efficace, soprattutto alla luce di un contributo annuale dato dalle imprese, un modello errato di finanziamento, secondo Marcucci, che andrebbe invece ricondotto alla fiscalità generale. Tra Confetra è Art c'è sempre stato un rapporto difficile, riconducibile a un discorso più generale sul sovraffollamento delle authority di regolamentazione nella logistica.

«Sono anni - continua Marcucci - che Art tenta, invano, di estendere i propri poteri regolatori su settori e categorie del tutto esclusi dalle funzioni a essa affidate dalla sua stessa legge istitutiva. Abbiamo vinto ricorsi in tutte le sedi amministrative, addirittura fino a un pronunciamento della Corte Costituzionale a noi favorevole. Art nasce per regolare l'utilizzo delle infrastrutture rese in concessione dallo Stato in regime di monopolio naturale. Tra queste, certo, non possono rientrare porti o interporti, meno che mai terminalisti portuali o imprese ferroviarie private. Come se non bastasse, a seguito del DL Emergenza Genova, Art ora si pone l'obiettivo di assoggettare a regolazione anche imprese logistiche che con le infrastrutture non hanno proprio niente a che fare, e addirittura gli autotrasportatori solo perché caricano o scaricano merci in porto».

«Abbiamo decine di lettere inviate dall'Autorità a imprese di spedizioni internazionali e addirittura ad agenzie marittime e raccomandatarie. Ora basta. Va sciolto l'equivoco di fondo: Art non può svolgere la sua funzione a carico di una tassa aggiuntiva che le stesse imprese regolate devono pagare, lo 0,6 per mille del fatturato, al regolatore», Confetra si riferisce al contestato contributo annuale per le imprese di autotrasporto, secondo Marcucci «un abominio che non ha simili in Europa e che, a nostro avviso, spinge l'Autorità a improprie invasioni di campo business oriented in settori che nulla hanno a che fare con la gestione di una infrastruttura in regime di monopolio naturale».

Servirà a qualcosa l'Art? Secondo Marcucci sì e sarebbero comunque funzioni «a carico della fiscalità generale come ogni istituzione pubblica che si rispetti. È anche un tema di trasparenza e di terzietà del regolatore pubblico».

Confetra si appella al governo e al Parlamento «affinché attuino quanto richiesto con numerosi ordini del giorno parlamentari che li vincolavano a verificare il modo di operare di Art. Se Art pensa di poter assoggettare a gabella ogni beneficiario anche indiretto della sua già discutibile regolazione infrastrutturale, parliamo di ulteriori 20 milioni di euro tolti alle imprese e ai lavoratori e trasferiti a un'Autorità che ha ormai quasi assunto le dimensioni di un secondo ministero dei Trasporti. Nell'ultimo biennio, il solo personale in organico, è passato da 85 a 91, e oggi 180, unità».

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