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19 ottobre 2020, Aggiornato alle 21,38
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Commercio in ripresa, PIL crollato, l'economia mondiale nella fotografia del WTO

L'ultima previsione vede gli interscambi giù del 9 per cento nel 2020 e in rimbalzo del 7,2 per cento nel 2021. Crescono i prodotti elettronici, si impenna il trasporto dei prodotti sanitari, crolla il mercato delle auto


a cura di Paolo Bosso

A partire da fine giugno il commercio mondiale ha reagito con un forte rimbalzo al lockdown mondiale, riportando alcuni indicatori oltre le attese e spingendo l'ottimismo degli analisti. Discorso inverso per il PIL mondiale, che invece è crollato in misura maggiore. Questa apparente stabilità del commercio è precaria: è sufficiente un altro lockdown generale, o a macchia di leopardo in mercati strategici, per rimettere tutto in discussione.

L'ultimo bollettino della World Trade Organization è complesso, il primo della storia ad essere così sfaccettato e incerto. È cresciuto il commercio di prodotti elettronici (+2% a giugno), è esploso quello dei prodotti sanitari mentre è crollato quello automobilistico (-70% ad aprile). Il contesto resta quello di profonda crisi: il WTO prevede per il 2020 una flessione del 9,2 per cento del commercio mondiale. La buona notizia, quindi, è che il calo a doppia cifra previsto per il 2020, pari a quasi il 13 per cento, non dovrebbe concretizzarti, anche se la ripresa del 2021 (+7,2%) sarà ampiamente al di sotto dei livelli pre-lockdown. In ogni caso, giugno e luglio sono stati mesi di forte ripresa.

Le statische del commercio internazionale raccolte dal WTO

L'ultimo trimestre ha visto il riavvio del trasporto di merci ma soprattutto di persone, spingendo al rialzo le previsioni per il 2021, che prevedono un rimbalzo del 7,2 per cento su base annua. WTO precisa però che si tratta di stime soggette a un grado di incertezza «insolitamente elevato». Il calo del 14,3 per cento nel secondo trimestre di quest'anno, per esempio, è il più grande mai registrato dal WTO.

La resilienza del commercio e il crollo del PIL riflettono il tipo di crisi con cui abbiamo a che fare, caratterizzata da un rallentamento relativo del volume merci ma soprattutto da una forte restrizione, fino al blocco, della mobilità delle persone. I Paesi industrializzati hanno varato negli ultimi mesi giganteschi piani economici in debito, forti di un allineamento senza precedenti delle banche mondiali sui tassi di interesse. Una mossa che ha permesso di mantenere in piedi il sistema ma che in qualche modo, sul lungo termine, presenterà prima o poi il suo conto, più salato per i Paesi più poveri, meno per quelli ricchi.

Per quanto riguarda l'Asia, il calo commerciale previsto nel 2020 dal WTO sarà di circa il 4,5 per cento sia sulle esportazioni che sulle importazioni, comunque inferiore ad altre regioni del mondo.

Passando al PIL mondiale, le notizie sono meno confortanti degli scambi commerciali. La previsione iniziale per il 2020 di un calo del 2,5 per cento è quasi raddoppiata, scendendo al 4,8 per cento, con un rimbalzo del 4,9 per cento nel 2021 che però dipenderà dagli effetti delle misure economiche adottate dai singoli Paesi in questi ultimi mesi.

«Sebbene il declino del commercio durante la pandemia COVID-19 sia di entità simile alla crisi finanziaria globale del 2008-2009 – spiega il vicedirettore generale della WTO, Yi Ziaozhun - il contesto economico è molto diverso. La contrazione del PIL è stata molto più forte nell'attuale recessione, mentre il calo degli scambi è stato più moderato. Di conseguenza, il volume del commercio mondiale di merci dovrebbe diminuire solo di circa il doppio del PIL mondiale ai tassi di cambio di mercato, anziché sei volte di più durante il crollo del 2009». Secondo Yi, «uno dei maggiori rischi per l'economia globale all'indomani della pandemia sarebbe un rafforzamento del protezionismo.

Tag: economia