|
napoli 2
19 ottobre 2020, Aggiornato alle 21,38
intersped 2

Informazioni MarittimeInformazioni Marittime

unitraco2
Cultura

Civitavecchia ricicla i rifiuti della pesca a strascico

Per i prossimi tre anni le plastiche incastrate nelle reti verranno recuperate. È il progetto UTO-Upcycling the Ocean, spinto dall'imprenditore spagnolo del tessile, Javier Goyeneche

Reti da pesca a strascico

Farsi aiutare dai pescherecci per raccogliere ancora più rifiuti marini, soprattutto quelli di fondale. Sbarca anche in Italia il progetto "UTO – Upcycling the Oceans", voluto dalla Fondazione Ecoalf in collaborazione con Conad Nord Ovest e presentato stamattina all'Autorità di sistema portuale del Tirreno Centro-Settentrionale, dove verrà sperimentato per la prima volta nel porto di Civitavecchia.

Con la collaborazione di Adsp, Capitaneria di Porto, Comune di Civitavecchia, Cooperativa Marinai & Caratisti e Servizi Ecologici Portuali (Se.Port.), a partire da metà ottobre, e per i prossimi tre anni, i rifiuti marini che da oltre un anno i pescherecci raccolgono tutti i giorni nelle loro reti durante la pesca a strascico verranno utilizzati anche per altre iniziative particolarmente importanti per la tutela dell'ambiente.

UTO nasce in Spagna nel 2015, per poi essere esportato in Thailandia e in Grecia, raccogliendo e trasformando i rifiuti marini dei pescherecci, in particolare la plastica, la sostanza più facile da recuperare e riciclare. I rifiuti vengono prima messi in appositi container dopodiché, dopo il triage, il PET recuperato viene prima trasformato in polimero e poi in filato per utilizzarlo nell'industria tessile, core business di Ecoalf, il brand fondato nel 2009 da Javier Goyeneche, imprenditore spagnolo e principale destinatario di questi prodotti di scarto. Ad oggi, in Spagna, circa tremila pescatori in 46 porti hanno raccolto oltre 500 tonnellate di rifiuti marini dal fondo del mare. 

«L'impatto derivante dai rifiuti marini presenti in mare determina conseguenze devastanti per il nostro ecosistema», spiega Francesco Maria di Majo, presidente del sistema portuale di Civitavecchia, «per non parlare dell'impatto economico e di quello sociale: riduzione del turismo, danni alle imbarcazioni e alle attrezzature da pesca, riduzione del pescato e costi di pulizia nonché riduzione del valore estetico e dell'uso pubblico dell'ambiente. Sono certo che un progetto come quello che abbiamo sottoscritto e lanciato quest'oggi approderà anche negli altri porti della penisola e continuerà la sua navigazione anche nei porti europei e non solo».