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06 agosto 2020, Aggiornato alle 12,33
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Politiche marittime

Cinque idee di waterfront per il golfo di Napoli

La riqualificazione di molo San Vincenzo, Castellammare, Nisida, Portici e Pozzuoli partendo dalle istanze locali. Un progetto degli architetti del Cnr-Federico II e degli psicologi di comunità. De Magistris: "Vogliamo fondi europei per la Città metropolitana"


di Paolo Bosso 
 
Cinque idee per riqualificare la costa del golfo di Napoli restituendo ai cittadini l'uso sostenibile di spazi pubblici. È l'urbanistica collaborativa lanciata dal Cnr-Iriss insieme agli architetti e agli psicologi della Federico II. Cinque progetti di riqualificazione urbana per Molo San Vincenzo, litorale di Castellammare di Stabia, isola di Nisida, Granatello di Portici e golfo di Pozzuoli. Interventi infrastrutturali e sociali allestiti oggi in mostra a Santa Maria la Nova, in occasione del convegno Napoli 2020. Visioni metropolitane tra memoria e innovazione, in corso di svolgimento all'interno della manifestazione organizzata da Città metropolitana di Napoli e Regione Campania Illuminiamo i monumenti, che si terrà in città fino al 7 gennaio.
 
Cinque opere che vogliono promuovere processi di sviluppo tra istituzioni e comunità nella pianificazione dei waterfront. Un'iniziativa avviata l'anno scorso con Maritime identity and urban regeneration for sustainable development of seaside cities, laboratorio di urbanistica interdisciplinare promosso dell'Università degli Studi di Napoli e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, coordinato da Massimo Clemente, dirigente di ricerca dell'ente pubblico, insieme ai colleghi architetti e agli psicologi di comunità della Federico II guidati dalla docente Caterina Arcidiacono. La prima edizione del workshop si è tenuta alla mostra d'Oltremare, quest'anno alla stazione marittima di piazza Municipio per concludersi venerdì scorso al "polo dello shipping" di via de Pretis con le presentazioni dei cinque progetti. Ha coinvolto per tutta la settimana una quarantina di architetti e psicologi della regione, laureandi e dottorandi, divisi in cinque gruppi che si sono confrontati con una cinquantina di tutor tra professori universitari, operatori portuali e assessori (la lista con tutti i partecipanti). 

Castellammare di Stabia
Il progetto prevede la riqualificazione di un chilometro e mezzo di litorale per schiudere dall'isolamento i quartieri interni. Eventi stagionali ispirati al Chelsea Pier di New York dedicati allo sport e al tempo libero. Bonifica di capannoni abbandonati, passeggiate pedonali e riconversione dell'area ex Avis in parco urbano.

Granatello di Portici
Qui, più che nelle altre quattro aree, gli abitanti vivono già il porticciolo, ma in una situazione di degrado e abbandono. Il progetto si chiama Infracqua e consiste principalmente in una passerella sopra gli scogli per rendere vivibile la "piazza Antonio e Antonio", una vera e propria piazza, improvvisata, sugli scogli. Il territorio vede già diverse associazioni e comitati spontanei attivi nella riqualificazione del porticciolo: la passerella permetterebbe di unificare e strutturale queste iniziative eterogenee per costituire una "piazza" aperta, senza barriere naturali, infrastrutturali e sociali.

Molo San Vincenzo
La novità progettuale intorno all'antico e lungo (circa due chilometri) molo borbonico nel cuore della città, a pochi passi da Castel Nuovo, Palazzo Reale e via Toledo, è l'apertura al pubblico coinvolgendo i suoi unici residenti: la Marina militare. Anziché spingere all'allontanamento di questi allo scopo di sbloccare il varco di accesso, rischiando di innescare conflitti tra ministeri ed enti locali che peggiorerebbero la situazione, la "liberazione" del molo ad uso della comunità consisterebbe in iniziative promosse in primo luogo dal corpo militare, quindi da chi vive da sempre questo luogo e rappresenta una memoria storica del molo. È l'idea alla base di Friends of molo San Vincenzo, associazione nata qualche mese fa e promossa da Clemente del Cnr, università e Propeller Club di Napoli che qui da tempo spinge per realizzare, fra le altre cose, un museo del mare. 

Golfo di Pozzuoli
Si chiama Flegrea Net e consiste principalmente in una messa a sistema di servizi di trasporto marittimo e terrestre per connettere meglio Bacoli, Monte di Procida, Baia e Campi Flegrei. L'idea è mettere in comunicazione, sia al livello logistico che sociale, le quattro piccole aree urbane.

Nisida
Forse la sfida più difficile: sfruttare l'associazionismo per realizzare orti gestiti dai detenuti, con l'istmo trasformato in ztl, dal lido Pola all'ingresso del carcere. Non ha le ambizioni di lungo termine come quelle di bonifica di Bagnoli, che incontrano tanti ostacoli e speculazioni di tutti i tipi, ma la semplicità di iniziative sociali di coinvolgimento del territorio. 

Processi di riqualificazione con il territorio piuttosto che progetti ben disegnati ma mai realizzati. «Evitando render improbabili e speculazioni calate dall'alto, ci sforziamo di progettare opere maturate dal dialogo tra istituzioni, cittadini e imprese del territorio», spiega Clemente. Gli psicologi di comunità della Federico II hanno somministrato questionari ai residenti dell'area - 140 soltanto per il San Vincenzo -; gli architetti ne hanno tenuto conto per realizzare progetti infrastrutturali vicini ai desideri della gente del posto. Sono nati così cinque progetti urbanistici con lo scopo di far riapproriare agli abitanti del posto l'uso della costa, spesso preclusa da aree abbandonate, locali privati in disuso o strutture industriali attive che ne precludono la vivibilità.
 
«Sono idee che mettono insieme urbanistica, architettura e territorio. La chiave per realizzare processi collaborativi di questo tipo è la Città metropolitana, che potrebbe rappresentare uno strumento più efficace della Regione nel raccogliere i fondi europei» spiega il sindaco di Napoli Luigi De Magistris nel corso del convegno Napoli 2020. «Il Consiglio dei ministri - continua - sta studiando un'interessante riforma della sicurezza urbana che darebbe più potere di ordinanza ai sindaci. Non penso sia uno strumento che ci trasformerebbe in prefetti, ma al contrario ci permetterebbe di esercitare il diritto di riqualificare spazi pubblici. In questo i fondi europei ci darebbero una mano importante solo se finanziassero direttamente l'ente Città metropolitana. Putroppo il "Pon Metro" 2014-2020 prevede per la nostra area solo un'ottantina di milioni, pochi e che tra l'altro stiamo ancora aspettando».