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30 settembre 2022, Aggiornato alle 18,08
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Caro trasporti marittimi, come influisce sull'inflazione

L'impatto sui prezzi al consumo è paragonabile a uno shock petrolifero ma, contrariamente a questo, ha effetti dopo molto più tempo. L'analisi del Fondo Monetario Internazionale

Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale (EU Civil Protection and Humanitarian Aid/Flickr)

La tendenza inflazionistica portata dall'aumento dei costi del trasporto marittimo è per sua natura lenta a ripercuotersi sulla singola persona, ma è inesorabile, e continuerà almeno per tutto l'anno, senza tenere conto degli effetti della guerra in Ucraina, che provocherà ulteriori aumenti ancora complicati da quantificare. Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale in un paper da poco pubblicato.

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Il costo della spedizione di un container sulle rotte commerciali transoceaniche del mondo è aumentato di sette volte nell'anno e mezzo successivo a marzo 2020, mentre il costo della spedizione marittima di merci alla rinfusa è aumentato ancora di più. La ricerca del Fondo Monetario Internazionale è precedente lo scoppio della guerra in Ucraina ma il paper resta valido per via dei dati e dei rapporti esposti.

Studiando i dati di 143 paesi negli ultimi trent'anni si scopre come i costi di spedizione sono un importante motore dell'inflazione in tutto il mondo. Quando le tariffe di trasporto raddoppiano, l'inflazione aumenta di circa 0,7 punti percentuali, con effetti piuttosto persistenti, il cui picco arriva dopo un anno per durare fino a un altro anno e mezzo. Ciò implica che l'aumento dei costi di spedizione osservato nel 2021 potrebbe aumentare l'inflazione di circa 1,5 punti percentuali nel 2022.

Sebbene la spinta dell'inflazione sia inferiore a quella associata all'aumento dei prezzi del carburante o dei generi alimentari, che rappresentano una quota maggiore degli acquisti dei consumatori, i costi di spedizione sono molto più volatili. Di conseguenza, il contributo alla variazione dell'inflazione dovuto alle variazioni dei prezzi delle spedizioni marittime globali è quantitativamente simile alla variazione generata dagli shock ai prezzi globali del petrolio e dei generi alimentari. Per esempio, i costi di spedizione più elevati colpiscono i prezzi delle merci importate nei porti entro due mesi e si ripercuotono successivamente sui prezzi alla produzione, perché la maggioranza di questi ultimi per stabilire i prezzi fa affidamento proprio sulle previsioni di import.

Ma l'impatto sui prezzi che i consumatori pagano alla cassa si accumula più gradualmente, raggiungendo il picco dopo un anno. Questo è un processo molto più lento di quello che si è visto dopo un aumento dei prezzi globali del petrolio, che si ripercuotono sui distributori di benzina entro un paio di mesi.

L'aumento dei costi di spedizione influisce sull'inflazione in alcuni paesi più di altri. In questo contesto, le caratteristiche strutturali di un'economia sono determinanti. I paesi che importano più di quanto consumano registrano aumenti maggiori dell'inflazione, così come quelli che sono più integrati nelle catene di approvvigionamento globali. Allo stesso modo, i paesi che in genere pagano costi di trasporto più elevati - quelli senza sbocco sul mare, o a basso reddito, ma soprattutto gli stati insulari – sono quelli che subiscono la maggiore inflazione.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale una politica monetaria forte «e credibile» può svolgere un ruolo importante per mitigare tutti questi effetti negativi. L'analisi conclude sostenendo che mantenere le aspettative di inflazione «ben ancorate» è fondamentale per contenere l'aumento dei costi di spedizione marittima sui prezzi al consumo, in particolare le misure che tendono a proteggere i costi di carburante e cibo.

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