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15 giugno 2019, Aggiornato alle 22,33
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Capodichino, l'aeroporto nelle immagini dell'archivio Carbone

Cinquanta foto d'epoca dello scalo partenopeo e dei suoi protagonisti in mostra per tutta l'estate presso gli imbarchi


Capodichino quale porta d'ingresso della città: un luogo dove storia e storie s'incontrano, s'intrecciano, si sovrappongono. Cinquanta immagini d'epoca arricchiranno per tutta l'estate gli spazi espositivi al primo piano dell'Aeroporto Internazionale di Napoli, nelle immediate vicinanze degli imbarchi. Alcune di esse sono state inoltre inserite in appendice al libro Quando Napoli vola, pubblicato da Guida Editori, in cui 12 autori raccontano l'aeroporto di Napoli da diversi angoli d'osservazione.

 

Un viaggio nel tempo reso possibile grazie agli scatti di Riccardo Carbone (1897-1973), pioniere del fotogiornalismo a Napoli: immagini riemerse grazie all'impegno dell'Associazione Riccardo Carbone onlus ed al contributo dell'Aeroporto che ha supportato il lavoro di digitalizzazione di circa 80 servizi fotografici relativi allo scalo partenopeo.

 

La storia, le storie

 

La storia dell'aeroporto e del suo ammodernamento strutturale: è il 1955 quando Frank Sinatra atterra a Napoli e alle sue spalle la struttura dell'aeroporto ci appare quasi come una stazione ferroviaria. Solo anni dopo inizia a prendere corpo l'aeroporto come lo conosciamo oggi: sono eleganti gli arredi che si scorgono già nei primi anni '60, gli anni della "Dolce Vita" che vedono arrivare a Capodichino anche viaggiatori dal "sangue blu". Le storie delle tante persone cha arrivano e partono da Napoli: traversate intercontinentali portano nel capoluogo partenopeo Myrna Loy e Peggy Crumming nel 1948, il Generale Eisenower nel 1952 e gli Harlem Globetrotter nel 1966. C'è chi arriva… Ma anche chi torna a casa, come Renato Carosone nel 1957 ed Aurelio Fierro nel 1960. E c'è anche una Capodichino luogo dei sogni, quelli dei tifosi, che il 10 luglio del 1965 trasformano l'aeroporto in una curva dello stadio per applaudire l'arrivo di Josè Altafini. Curiosando tra le immagini, scopriamo la pista d'atterraggio che diventa set fotografico per un gruppo di modelle: siamo nel 1947. Vent'anni dopo (1966) è, invece, set cinematografico per Gigliola Cinquetti, impegnata nelle riprese del film "Dio come ti amo".

 

Nella foto, a sinistra, Don Jaime de Mora y Aragon, fratello della regina Fabiola del Belgio - settembre 1961