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22 maggio 2019, Aggiornato alle 08,28
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Politiche marittime

Canoni demaniali, Ucina: "La manovra del governo dimentica i porti turistici"

Per l'associazione della nautica sono a rischio 2.200 posti di lavoro


"Fortissima delusione". La esprime in una nota Ucina Confindustria Nautica per la mancata risposta del governo al tema dell'applicazione retroattiva - a contratti già in corso - dell'aumento fino al 400% dei canoni demaniali dei porti turistici. Nonostante l'intensa attività di confronto con diversi ministri, spiega l'associazione, l'emendamento parlamentare volto a chiudere a stralcio i contenziosi di 25 porti turistici con lo Stato non è stato inserito nel maxi emendamento del governo, votato al Senato, che ha interamente sostituito la manovra.
 
Lo scenario
Il contenzioso riguarda l'applicazione retroattiva - a contratti già in corso - dell'aumento fino al 400% dei canoni demaniali fissato dal governo prodi nel 2006. In continuità con il passato, si è scelto di rinviare ancora una volta una decisione, necessaria, ora più che mai, a evitare il "fallimento di Stato" delle imprese che travolgerebbe i 2.200 addetti delle strutture portuali interessate. In assenza di una specifica norma a nulla sono valse le sentenze del Consiglio di Stato e quella della Corte Costituzionale, che ha sancito che i canoni possono essere aumentati, ma non retroattivamente, dovendosi distinguere fra i contratti di concessione in corso e quelli stipulati successivamente all'entrata in vigore degli aumenti. L'Agenzia delle Entrate, infatti, ha cominciato recentemente a esigere le somme non dovute e il primo dei 25 porti in contenzioso si è già visto bloccare i conti correnti. In Italia le infrastrutture della nautica da diporto sono state costruite interamente con capitali privati e, a conclusione dei contratti di concessione delle superfici libere, saranno gratuitamente devolute al patrimonio pubblico dello Stato.
 
La posizione di Ucina
Tutto ciò, sottolinea Ucina, non rappresenta solo una indebita pretesa dello Stato, a ulteriore dimostrazione di una cultura anti impresa che si diffonde nel Paese, anche a livello di classe dirigente, ma il non aver affrontato il problema rappresenta anche una sottrazione ai danni per tutti i cittadini italiani. Operando in questo modo, dichiara Ucina, il messaggio che arriva forte e chiaro a tutti gli investitori, nazionali ed esteri è evidente: l'Italia è un Paese dove non ci sono certezze e di cui non ci si può fidare. Il secondo messaggio di questa legge di bilancio, fortemente negativo, è quello per cui, ancora una volta, ottiene ascolto solo chi blocca servizi pubblici essenziali. E anche in questo, dice l'associazione, è difficile cogliere grandi cambiamenti con il passato. In questo scenario, Ucina Confindustria Nautica conferma il suo impegno e la prosecuzione dell'azione di rappresentanza e di difesa di tutta la filiera della nautica da diporto italiana, per il necessario prosieguo di un confronto con le istituzioni su questo e sugli altri temi sensibili del settore.
 

Tag: porti - nautica