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28 settembre 2021, Aggiornato alle 13,31
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Cultura

Bagnoli e dintorni nel tempo, in un libro 800 frammenti di memoria

Nel volume di Giuseppe Cristoforoni, una preziosa collezione di cartoline d'epoca e il racconto dell'area occidentale di Napoli


di Marco Molino

"Saluti da Bagnoli". Un tempo da qui si spedivano cartoline stile Liberty ad amici e parenti. Tornati a casa, ci si poteva vantare di aver trascorso la villeggiatura in un luogo da favola: «Bagnoli? Mare cristallino, terme, aria salubre e tramonti meravigliosi». No, non abbiamo preso un abbaglio geografico, parliamo proprio dell'area occidentale di Napoli, quella che per quasi un secolo è stata dominata dalle acciaierie, le stesse che ancora tre decenni dopo la chiusura incombono sul territorio con i loro residui velenosi e le colossali colmate di cemento.

800 frammenti di memoria
Sembra impossibile, ma prima della nefasta destinazione industriale, questa era una zona a vocazione turistica. Ci si veniva per fare i bagni e godersi la vita, come testimoniano le più antiche tra le 800 cartoline d'epoca meticolosamente raccolte da Giuseppe Cristoforoni nel suo Napoli ad occidente, Bagnoli e dintorni nel tempo, prezioso e corposo volume pubblicato da New Media Edizioni che ripercorre attraverso immagini per lo più inedite la storia di questo quartiere già frequentato in età romana come luogo di otium e benessere e che, alla fine dell'Ottocento, veniva urbanisticamente riprogettato con l'intento di sfruttarne le straordinarie qualità ambientali e la propensione all'accoglienza.

Fabbrica e comunità
Un sogno stroncato all'inizio del Novecento dal nuovo insediamento siderurgico voluto da Giolitti. È necessario però sottolineare che lo stabilimento Ilva e poi Italisider, meglio noto come "il cantiere", ha inciso in diversi modi, e non sempre negativamente, sul territorio: mentre infatti l'acciaio e il cemento cancellavano la natura e disastravano la costa, gli operai che sgobbavano con dignità negli altiforni potevano consolidare nella vicina zona residenziale, insieme alle loro famiglie, una coesa comunità fondata sui valori del lavoro e della solidarietà. Ma anche negli anni della Bagnoli popolare, indissolubilmente legata alla presenza delle fabbriche, la voglia di mare e sole spingeva tanti a frequentare comunque le spiagge ormai inquinate. Nelle cartoline in bianco e nero scorgiamo i bagnanti felici tra ombrelloni e cabine, con le ciminiere sullo sfondo. 

Rilancio e abbandono
Una storia che Cristoforoni ha sapientemente narrato con immagini e parole, raccontandoci l'evoluzione del più ampio territorio flegreo-napoletano e gli ambiziosi progetti di rilancio dell'area che, a cominciare dagli anni Trenta del secolo scorso, ha conosciuto una radicale trasformazione con la nascita del complesso del Collegio Costanzo Ciano (divenuto sede della Nato nel dopoguerra), della Mostra d'Oltremare, dell'ippodromo nella conca di Agnano, del parco zoologico e di quello destinato ai divertimenti. Emergeva una moderna concezione degli spazi, s'imponevano linee architettoniche mai viste a Napoli; strutture che giunte fino al terzo millennio, si mantengono oggi sempre in bilico tra le promesse di recupero e l'abbandono.

Passato e futuro
Ma sotto i pretenziosi edifici dell'area fieristica realizzata durante il regime fascista, scavando appena un po', troviamo i blocchi di pietra lavica della via per colles su cui transitavano i greci e poi i romani per andare a Pozzuoli. Comprendiamo allora che questo primitivo selciato è fatto incredibilmente della stessa sostanza dei marmi della Mostra, della sabbia e del catrame di Bagnoli, del metallo arrugginito dell'acciaieria, delle cartoline gelosamente conservate da Cristoforoni. Questa sostanza si chiama "memoria" ed è la materia prima che ci serve per gettare le basi del futuro nel territorio flegreo.