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27 novembre 2021, Aggiornato alle 09,59
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Autotrasporto, sempre meno le scorte di Adblue

La produzione dell'additivo per la riduzione catalitica degli euro 5 e 6 è in affanno. Circa 1,5 milioni di mezzi interessati. Per Trasportounito c'è il rischio che ritornino in circolazione vecchi mezzi pesanti

Una tanica di AdBlue (wikipedia.org)

Le scorte di Adblue si stanno riducendo a livelli preoccupanti. Lo denuncia Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito. Sta diminuendo la disponibilità del liquido utilizzato per abbattere gli ossidi di azoto nel carburante dei mezzi pesanti (in genere la tanica posizionata a vista tra la ruota anteriore e il rimorchio), indispensabile per far funzionare i motori diesel dei tir. La causa, il forte aumento del prezzo del metano, che serve a produrre ammoniaca e Urea, additivo chimico per fertilizzare i campi e in minima parte convertito in Adblue (che non è altro che Urea diluita in acqua distillata).

È obbligatorio per i camion euro 5 ed euro 6, permettendo la riduzione selettiva catalitica, senza il quale il motore non può funzionare, interessando circa un milione e mezzo di veicoli adibiti al trasporto delle merci, di cui oltre 300 mila con portata superiore ai 35 quintali. Il problema è che la catena produttiva è in affanno, come sta succedendo in uno dei centri produttivi italiani principali, lo Yara di Ravenna, «innescando fenomeni di accaparramento di prodotto, di speculazione, che a breve sono destinati a provocare una carenza generalizzata di prodotto», spiega Longo. Intanto il costo dell'Adblue è balzato da 250 a 500 euro per mille litri.


Come conclude Longo, «chi non ha cambiato camion e si è tenuto in flotta i vecchissimi e inquinanti euro 0, 1, 2, 3 e 4 si ritrova, a breve, a godere di una posizione di vantaggio competitivo. Mentre chi ha investito su mezzi a metano si trova con un costo di oltre 2 euro/litro senza la possibilità di recuperare una parte delle accise. Il fermo dei mezzi più moderni, renderà obbligatorio l'utilizzo dei Tir vecchi, con una esplosione di prezzi gonfiati e con un incremento record delle emissioni. Il tutto nel totale disinteresse delle autorità di vigilanza sul mercato e delle istituzioni competenti».

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