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16 agosto 2019, Aggiornato alle 11,49
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Al porto di Gioia Tauro c'è l'assenteismo

All'inizio di ogni turno manca quasi la metà del personale del terminal. Difficile lavorare più navi contemporaneamente. La denuncia del commissario Agostinelli

Da "Fantozzi subisce ancora" (1983)

C'è un fattore che rischia di compromettere il rilancio del porto di Gioia Tauro, l'assenteismo. N'è convinto Andrea Agostinelli, commissario dell'Autorità portuale (Gioia Tauro è l'unico porto rimasto, a oltre due anni e mezzo dalla riforma, ancora senza autorità di sistema portuale), che ha reso noto i dati di quest'anno, oggettivamente preoccupanti: la metà dei dipendenti del terminal container, il 47 per cento di media, è assente all'inizio di ogni turno.

Attualmente la produttività di Gioia Tauro è di 22 container l'ora, molto più bassa di Valencia, dove sono 36.

Non si tratta però di assenteismo selvaggio. Agostinelli ha precisato che si tratta di forza lavoro in ferie, in permesso e in malattia. Ma un livello così alto è strano. «Io sono sinceramente preoccupato e oggi mi sento di lanciare il sasso nello stagno», afferma Agostinelli ,che precisa che nelle ultime settimane sono approdate meno navi proprio perché diventa complicato lavorare così più unità contemporaneamente, il punto di forza del polo di trasbordo di Gioia Tauro, ciò che lo rende un terminal da milioni di teu l'anno. Perché così tante persone assenti? «Qui è così», è la sconsolata risposta che si dà Agostinelli, e «non può essere così. Perché qui siamo un grande porto, siamo una grande regione, è la più grande azienda di questa Regione che ha molti problemi ma anche molte possibilità».

Il 47 per cento è un fatto «gravissimo», secondo il commissario. «Il terminalista sta investendo a Gioia Tauro 130 milioni di euro in due anni» e «il piano aziendale prevede quattro milioni di contenitori nel prossimo triennio che non faremo perché manca l'elemento umano».