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20 marzo 2019, Aggiornato alle 23,09
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Politiche marittime

13 marzo sciopero al porto di Napoli

Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti protestano contro l'annuncio di Gnv di autoprodursi. A rischio quasi la metà dei portuali partenopei

Portuali protestano nel porto di Los Angeles, ottobre 2018 (Al Seib / Los Angeles Times)

«Il tentativo di mettere in discussione le attività dei lavoratori portuali con il rischio di pesanti ricadute occupazionali, utilizzando il ricatto dell'autoproduzione, va respinto con forza». Con queste parole le segreterie sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti confermano lo sciopero del 13 marzo nel porto di Napoli, già annunciato nei giorni scorsi. Alle 10 di mercoledì prossimo un presidio di fronte il piazzale Pisacane, sede dell'autorità di sistema portuale del Tirreno centrale e della Capitaneria, partirà per formare un corteo interno al porto.

La ragione è l'annuncio di Grandi Navi Veloci, sia nello scalo campano che in quello di Genova - sede dell'armatore - di andare in autoproduzione, ovvero di utilizzare i suoi marittimi e non i portuali di terra per le operazioni di rizzaggio e derizzaggio. Per Napoli la linea interessata è la Palermo-Napoli e potrebbe portare a escludere il 40 per cento circa dei 68 dipendenti della Compagnia unica lavoratori portuali (Culp). Secondo le associazioni di categoria l'autoproduzione, in questo caso, costituisce «concorrenza a discapito della sicurezza».