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Cultura - Infrastrutture

Usi temporanei per riprendersi Bagnoli. Le proposte di Federico II e Cnr-Iriss

Si chiude il quinto workshop universitario che ogni anno allena urbanisti e psicologi a progettare con realismo i waterfront di Napoli

Render: il pontile nord di Bagnoli

di Paolo Bosso

Riaprire luoghi chiusi al pubblico, o troppo inquinati per essere calpestati, con strutture provvisorie, facili da mettere e da togliere. Passerelle sopra il monolite-colmata, casupole di legno per farci associazionismo e happening; passeggiate ad altezza cinta muraria che si affacciano sulla vecchia Italsider dell'Ilva, dove la natura si è ripresa tutto circondando gli enormi edifici industriali di metallo e cemento. Tutto destinato ai residenti, più che ai turisti. È la Bagnoli degli usi transitori di Cities from the Seas - city port system and waterfront as commons, quinto workshop interdisciplinare di Napoli, tenutosi dal 13 al 17 maggio, che ha coinvolto studenti di architettura, urbanistica e psicologia di varie parti d'Italia (aiutati anche da professori nordeuropei), i quali hanno studiato con sopralluoghi e infine disegnato al computer possibili usi di un luogo che da più di una generazione si libra sopra il quartiere, intoccabile. 

Usi temporanei senza bonifiche e colmate
Lanciato dal Cnr-Iriss e dall'Associazione nazionale ingegneri architetti italiani (Aniai), il workshop è stato organizzato da Federico II, Università TU di Delft, Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale, le associazioni Rete (città portuali) e Acen (costruttori), Propeller Club e Friends of molo San Vincenzo. Quest'anno, diversamente dagli anni precedenti che hanno interessato tutto il waterfront partenopeo, da Pozzuoli alla Costiera sorrentina, si è scelto un solo lungomare, quello di Bagnoli con il suo entroterra post-industriale. Una zona dal demanio complesso, frammentata, abbandonata, commissariata, con una quantità innumerevole di investimenti e progetti non ultimati. Ad oggi, un'ottima palestra del consenso politico e nient'altro. Da qui l'idea del workshop di buttare giù progetti subito realizzabili, economici, con strutture transitorie, così da non includere gli interventi più discussi come la rimozione dalla colmata (secondo alcuni studiosi impossibile da attuare) e le bonifiche del fondale e dell'entroterra (anche queste, secondo alcuni, troppo vaste per essere realizzabili). Alla base di tutto le high line, le passerelle, che «possono diventare in un momento successivo qualcosa di più strutturato», spiega Eleonora Giovene di Girasole, ricercatrice del Cnr-Iriss. 

Il progetto
Pensato e scritto da una ventina di studenti - laurendi, laureati e dottorandi - provenienti principalmente da Campania, Puglia, Lazio e Piemonte, il progetto è sostanzialmente modulare. L'area è stata suddivisa in quattro zone: ex Ilva, Bagnoli, Coroglio e Nisida, per un totale di 200 ettari. Un'estensione importante e proprio per questo impossibile da organizzare nella sua totalità, ancor di più nel caso di un workshop consistito in un paio di giorni di sopralluoghi e un altro paio su autocad. La struttura principale è la passerella, alcune da applicare sopra la colmata, così da renderla subito calpestabile, altre lungo la buffer zone della cinta muraria dell'ex Ilva, permettendo di scavalcare con lo sguardo il muro e vedere il rimboschimento spontaneo all'interno; infine, nuove passerelle modulari sul pontile nord e nuovi pontili in alcuni punti della costa per recuperare il rapporto col mare. L'ispirazione è il Parzo Latz di Torino. 

Associazionismo spaccato a Bagnoli
L'organizzazione per usi temporanei, almeno di una parte di quest'area vasta quanto 285 campi di calcio, diventa una soluzione realistica che darebbe ai residenti di Bagnoli, in poco tempo, la possibilità di viversi il museo industriale a cielo aperto, il parco naturale (magari con sessioni di birdwatching) e la passeggiata sul lungomare. Psicologi e urbanisti, nei sopralluoghi preliminari, hanno lavorato dal basso confrontandosi direttamente coi residenti, che chiedono tre cose: la riattualizzazione delle industrie, con annessa ripresa dell'occupazione, e l'uso del mare. «Una delle particolarità di Bagnoli è che c'è una spaccatura tra le associazioni, sono atomizzate e non riescono a creare una rete tale da creare un interlocutore pubblico solido», spiega Fortuna Procentese, ricercatrice e psicologa di comunità della Federico II. Anche se, nello stesso tempo, come hanno sottolineato gli studenti, sono queste stesse associazioni a mantenere attiva l'area non facendo sentire abbandonati i residenti.

Costo del progetto? «Lo 0,01 per cento dei costi di bonifica», risponde provocatoriamente Massimo Clemente, dirigente di ricerca del Cnr-Iriss e referente dell'evento, insieme agli psicologi, urbanisti ed esperti di mare: Caterina Arcidiacono, Luisa Bordato, Federica Brancaccio, Rinio Bruttomesso, Alessandro Castagnaro, Maria Cerreta, Fiorinda Corradino, Eleonora Giovene di Girasole, Carola Hein, Umberto Masucci,  Alfonso Morvillo, Sebastiano Perriello Zampelli, Fortuna Procentese, Pietro Spirito. «Cioè - continua Clemente -, spendendo lo 0,01 per cento dei costi quantificati per la bonifica (che oscillano tra i 300 e i 400 milioni di euro, ndr) offriamo alla comunità una compensazione. I millennians e i maggiorenni di Bagnoli ignorano un pezzo molto grande del quartiere. Ispirandoci ai temporary use in giro per il mondo - conclude Clemente -, il nostro obiettivo è stato quello di realizzare in pochi giorni un progetto che non avesse retropensieri né fosse suscettibile di creare conflitti ma che si sforzasse semplicemente di rendere calpestabile e vivibile una zona di Napoli inaccessibile».