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03 ottobre 2022, Aggiornato alle 12,17
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Armatori

Spostare un traghetto costa 50 mila euro in più al giorno

Lo ha calcolato Assarmatori sulla rotta Genova-Olbia, basandosi sui costi di un barile Brent, oggi stabilmente sopra i cento dollari. Messina: "Attendiamo ancora i ristori"

(isado/Flickr)

Su una rotta come Genova-Olbia-Genova, tratta tipica del turismo vacanziero in Sardegna, rispetto all'anno scorso un traghetto passeggeri oggi spende ogni giorno circa 50 mila euro in più per pagare il carburante, che rappresenta circa un terzo dei costi di esercizio di una nave. Lo calcola Assarmatori, estendendo l'esempio ai principali collegamenti marittimi su Sardegna, Sicilia, Elba ed Eolie. 

Secondo il presidente dell'associazione armatoriale, Stefano Messina, «adeguare i noli, le tariffe e il costo dei biglietti sarà una scelta obbligata per evitare la sospensione di quei servizi marittimi da e per le isole, che anche nei mesi più duri della pandemia hanno garantito comunque sia la continuità territoriale, sia il trasporto di passeggeri e merci, inclusi gli approvvigionamenti indispensabili specie per la Sardegna».
 
Queste 50 mila euro in più si basano sugli aumenti delle ultime settimane. Il prezzo di un barile di petrolio Brent negli ultimi giorni è stabilmente sopra i cento dollari e i prezzi dei combustibili per le navi hanno seguito questo trend con ancora maggiore volatilità. «Adeguare i noli e le tariffe – continua Messina - impatterà sull'intera filiera produttiva fino al consumatore finale. Ma le conseguenze di uno stop ai servizi sarebbero ben più drammatiche, come facilmente intuibile, in particolare per la popolazione insulare e per tutto l'indotto, anche turistico, per il quale questi collegamenti sono linfa vitale». Messina ha ricordato come gli armatori dei traghetti siano ancora in attesa dei ristori previsti dai decreti cumulati nell'ultimo anno.

Sul tema è intervenuto anche il segretario generale di Assarmatori, Alberto Rossi, che in audizione presso la Commissione Ambiente della Camera, nell'ambito del processo di conversione in legge del DL Energia, ha sottolineato come con questi costi si rischi l'indebolimento della continuità territoriale, cioè la garanzia che le isole italiane siano costantemente collegate via mare. «La continuità territoriale di passeggeri e merci – ha detto - è un diritto sancito dalla Costituzione che rischia di venire meno: per gli armatori l'utilizzo di combustibili fossili è ineludibile, ne siamo in qualche modo prigionieri, non avendo alternative concretamente percorribili. Il trasporto terrestre dal 2006 beneficia di un correttivo automatico delle tariffe in adeguamento all'andamento del costo del carburante, crediamo che una misura del genere sia necessaria anche per quello marittimo, specialmente per il naviglio impiegato nei collegamenti da e per le isole. Questo avrà un effetto inflattivo, non possiamo nasconderlo, ma non possiamo neanche pretendere che siano i fornitori del servizio a farsi carico di questi aumenti: non parliamo infatti di una differenza minima, ma di un sostanziale raddoppio dei costi legati al bunker».

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