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26 novembre 2022, Aggiornato alle 18,56
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Speciale Ucraina | 8 milioni di tonnellate di cereali esportate. Unctad: "Bisogna continuare"

Un dettagliato rapporto delle Nazioni unite mostra quanto sia importante per i Paesi in via di sviluppo il mantenimento dell'accordo alimentare tra Russia, Ucraina e Turchia, che scade a novembre

(relux./Flickr)

a cura di Paolo Bosso

Un rapporto dell'UNCTAD pubblicato oggi mostra in che modo la Black Sea Grain Initiative, firmata nel luglio scorso tra ONU, Turchia, Russia e Ucraina per riprende le esportazioni marittime di cereali dal Paese in guerra, «ha offerto speranza e mostrato il potere del commercio in tempi di crisi», come afferma la Conferenza delle Nazioni unite sul commercio e lo sviluppo. Il mese prossimo l'iniziativa termina e il rapporto sottolinea quanto sia importante che venga rinnovato. Ma la cosa non è scontata e nell'incertezza della situazione i prezzi di alcune materie prime, come grano e mais, stanno tornando a salire.

Leggi il rapporto dell'UNCTAD sulla Black Sea Grain Initiative

Al 19 ottobre il tonnellaggio totale di grano e di altri prodotti alimentari esportati dall'Ucraina da luglio scorso ha raggiunto quasi le 8 milioni di tonnellate. «L'Iniziativa guidata dalle Nazioni unite ha contribuito a stabilizzare e successivamente abbassare i prezzi alimentari globali, spostando il prezioso grano da uno dei granai del mondo alle tavole dei bisognosi», afferma il rapporto. 

Con lo scoppio della guerra in Ucraina le attività portuali del Paese sono rimaste bloccate per diversi mesi per poi riprendere gradualmente da luglio, anche se l'attuale movimentazione non è paragonabile al 2021, con un livello tra il 40 e il 50 per cento inferiore. Ma la tendenza, se continua così, va nella giusta direzione.

Da luglio scorso sono stati riaperti tre porti marittimi: Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi/Yuzhny. Il tonnellaggio settimanale di grano spedito ha raggiunto le 1,2 milioni di tonnellate a settembre. 

Mais e grano rappresentano oltre il 70 per cento delle quasi 8 milioni di tonnellate di cereali esportate da luglio scorso, con quasi il 20 per cento di questa quota che è andato ai paesi meno sviluppati. Tra agosto e settembre è raddoppiata la quantità di grano spedita verso i paesi meno sviluppati, pari a circa mezzo milione di tonnellate. Ma le esportazioni verso questi paesi, tra gennaio e settembre, restano comunque inferiori a un milione di tonnellate, implicando un divario di 1,2 milioni di tonnellate rispetto al 2021. 

L'indice dei prezzi alimentari pubblicato dall'ONU destinati all'alimentazione e all'agricoltura sono diminuiti dell'8,6 per cento a luglio, dell'1,9 per cento ad agosto e dell'1,1 per cento a settembre. Uno degli interventi indicati dal rapporto UNCTAD per spingere maggiormente le esportazioni è l'abbassamento dei prezzi, tenendo conto che da quando sono ricominciate le esportazioni di cereali dall'Ucraina sono comunque scesi. Ma ultimamente stanno aumentando, soprattutto in vista della possibilità che l'iniziativa non venga rinnovata a novembre e il commercio di cereali nel Mar Nero si interrompa nuovamente. «In un contesto in cui il commercio è molto incerto, i segnali contano molto», afferma il segretario generale dell'UNCTAD, Rebeca Grynspan. «Quando non c'è chiarezza nessuno sa cosa accadrà e la speculazione e l'accaparramento prendono il sopravvento». I prezzi del grano e del mais sono ancora a livelli storicamente elevati, fattore che pesa sull'accessibilità economica degli alimenti di base, rappresentando un rischio per la sicurezza alimentare a livello globale.

Il rapporto è stato prodotto con i contributi del Joint Coordination Center for the Black Sea Grain Initiative, composto da alti rappresentanti di Ucraina, Federazione Russa, Türkiye e Nazioni Unite.

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