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23 settembre 2022, Aggiornato alle 21,13
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Speciale economia Italia | Export regge ma è più costoso

Secondo le previsioni di SACE, quest'anno le esportazioni in valore cresceranno del 10 per cento, mentre il volume solo del 2,6. La Campania è la regione che traina

Silos del grano (Simon Morris/Flickr)

In uno scenario internazionale sempre più complesso, legato principalmente alle conseguenze dell'invasione russa dell'Ucraina, l'export italiano resta sempre un traino prezioso per l'economia italiana ma sarà decisamente più costoso. Quest'anno, infatti, le esportazioni italiane di beni in valore cresceranno del 10,3 per cento (+5% le previsioni per il 2023), legato per lo più all'aumento dei prezzi più che dal volume, che infatti crescerà solo del 2,6 per cento. Lo rende noto SACE nel suo ultimo report dedicato - "Caro export. Sfide globali e il valore di esserci - presentato nel corso di una diretta streaming.

Scarica il rapporto sull'export italiano di SACE

Nel 2023 le tensioni sui costi dovrebbero ridursi e i trend legati a valori e volumi dell'export convergeranno con una crescita rispettivamente del 5 e del 4 per cento, mentre l'export italiano raggiungerà i 600 miliardi di euro, consentendo all'Italia, ottavo Paese esportatore nel mondo, di mantenere pressoché invariata la sua quota di mercato a livello globale, pari al 2,7 per cento. Se nel 2022 sarà il rincaro dei prezzi a spingere il valore del made in Italy, nel 2023, in un contesto ancora incerto, sarà la resilienza delle aziende a dare impulso alle vendite oltreconfine. 

Sul fronte delle esportazioni italiane di servizi, il 2022 rappresenta l'anno del recupero (+19,9%), con un ritorno pressoché ai livelli pre-Covid dopo il rimbalzo incompleto dello scorso anno, grazie soprattutto al comparto del turismo che rappresenta il 9,1 per cento del Pil italiano. Il buon andamento proseguirà anche nel 2023 a un ritmo del 9,8 per cento, che permetterà di superare i livelli del 2019.

La Campania
La Campania è la prima regione del Sud Italia per export, avendo esportato beni per circa 13,1 miliardi lo scorso anno, pari al 2,5 per cento del totale nazionale. Nel 2021 le vendite all'estero della regione hanno registrato una crescita a doppia cifra (+12,8%), al di sotto della media nazionale (+18,2%) ma comunque sufficiente a compensare quanto perso dopo lo scoppio della pandemia e superare i livelli pre-Covid (+6,5% rispetto al 2019). I primi tre settori di export della Campania (in ordine, alimentari e bevande, farmaceutica e mezzi di trasporto) costituiscono oltre la metà del totale esportato dalla regione e, mentre i primi due hanno registrato buone performance nell'ultimo biennio (+13,4% e +16% nel 2020; +4,3% e +17,2% nel 2021 rispettivamente), l'ultimo ha visto una contrazione in entrambi gli anni (-17,3% nel 2020; -4,2% nel 2021). Si segnalano inoltre le crescite particolarmente intense di settori quali prodotti in metallo, apparecchi elettronici e legno, carta e stampa (nell'ordine +32,6%; +27,9% e +25,2%). Rimangono al di sotto dei livelli pre-crisi, nonostante i buoni rimbalzi dello scorso anno, tessile e abbigliamento (-22,1% rispetto al 2019), apparecchi elettrici (-20,3%) e meccanica strumentale (-5,6%). Germania, Stati Uniti e Svizzera sono le prime tre destinazioni dell'export della Campania e lo scorso anno sono cresciute rispettivamente del 6,9%; 14,2% e 29,1%. L'export campano verso Berlino si è mantenuto positivo anche nel 2020, grazie al buon andamento di farmaceutica e prodotti agricoli, al contempo la contrazione è stata contenuta verso Washington e Berna (nell'ordine -1% e -2%). A livello di specializzazioni territoriali, si sono osservati buoni incrementi per l'export di mozzarella di bufala di Napoli, Salerno e Caserta e abbigliamento di Napoli; leggera contrazione dopo l'ottimo andamento nel 2020, invece, per conserve di Salerno, prodotti alimentari di Napoli e prodotti alimentari di Avellino. Napoli si conferma la prima provincia per export, avendo esportato circa il 53% dei beni venduti oltreconfine dalla regione (pari a 7 miliardi di euro), seguono Salerno e Avellino (nell'ordine 2,9 e 1,7 miliardi di euro). 

Le esportazioni della Campania hanno registrato una crescita sostenuta nei primi sei mesi del 2022 (+27,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso), al di sopra della performance nazionale (+22,5%). Gli incrementi sono stati marcati per tutti i principali settori di export, con andamenti particolarmente positivi per prodotti in metallo (+34,2%), apparecchi elettrici (+33,7%) e mezzi di trasporto (+32,7%). A doppia cifra, sebbene al di sotto della media, le crescite dei primi due settori: alimentari e bevande (+25,9%) e farmaceutica (+12,2%). A livello di destinazioni, si osservano incrementi particolarmente significativi verso la Svizzera (+52,4%), prima destinazione, ma anche Turchia (+45,5%), Paesi Bassi (+41,8%) e Polonia (+46%), rispettivamente settimo, ottavo e decimo mercato di sbocco nel primo semestre 2022. È stata più contenuta la crescita delle vendite campane verso la Germania (+2,3%), scesa al terzo posto tra le destinazioni, che risentono della significativa flessione della farmaceutica (-62,6%). In termini di specializzazioni territoriali, si osservano ottime performance, tra gli altri, per prodotti alimentari di Napoli, mozzarella di bufala fi Napoli, Salerno e Caserta e abbigliamento di Napoli.

Tornando a un'analisi nazionale, anche per i diversi settori di export si assisterà quest'anno ad ampie crescite in valore, mentre gli aumenti in volume rimarranno generalmente più contenuti. Questo è particolarmente evidente per i beni intermedi, specie i metalli e la chimica, le cui esportazioni proseguono con una crescita a doppia cifra, grazie sia alla componente dei prezzi sia alla dinamica ancora relativamente sostenuta degli investimenti. I piani economici di rilancio, in chiave infrastrutturale e green, saranno, infatti, alla base della crescita anche dei beni d'investimento, trainati in particolare dai mezzi di trasporto e dalla meccanica strumentale, che tuttavia quest'anno risentiranno delle attuali incertezze. Il ritorno dell'inflazione globale si riflette, inoltre, in un calo del potere d'acquisto delle imprese e delle famiglie più in difficoltà, che potranno ridurre le risorse destinate agli acquisti di beni di consumo, specie se differibili nel tempo, come ad esempio la gioielleria e i prodotti in pelle; l'effetto prezzi spinge, comunque, anche tale raggruppamento quest'anno, per poi attenuarsi il prossimo. Nonostante il rincaro dei processi produttivi lungo tutta la filiera, nel 2022-2023 proseguirà la buona performance dell'agroalimentare, che già dall'anno scorso sta beneficiando anche della ripartenza del turismo. 

Il conflitto in Ucraina e il protrarsi, seppure con intensità minore, dell'emergenza sanitaria stanno producendo effetti differenziati a livello geografico. I Paesi dell'Est Europa sono fisiologicamente le economie che soffrono maggiormente e sono destinate a subire più a lungo gli effetti del conflitto in corso. L'Europa occidentale sta scontando le criticità dell'approvvigionamento di input, in particolare quelli energetici, e le difficoltà lungo le catene globali, ma la struttura economica dei Paesi permette loro di mitigare, almeno temporaneamente e in alcuni casi parzialmente, tali effetti. 

Tra le aree che stanno beneficiando dei rincari dei prezzi dell'energia e delle nuove fonti di fornitura cercate dall'Europa c'è il Medio Oriente e Nord Africa, seppure, soprattutto in quest'area, con differenze significative tra Paesi esportatori e non. L'Asia-Pacifico è influenzata dalle politiche "zero Covid" attuate specialmente in Cina, oltre che da una differenziazione di geografie a seconda del grado di dipendenza dall'import di materie prime energetiche e alimentari dalle zone del conflitto. Il persistere delle conseguenze della pandemia su economie a minore copertura vaccinale, già finanziariamente fragili, largamente informali e poco diversificate, e l'impatto del conflitto sulla sicurezza alimentare mantengono deboli le prospettive di crescita della domanda dell'Africa Subsahariana. In questo contesto, vi sono alcuni mercati dove, per una molteplicità di specifici fattori, il nostro export mostrerà una dinamica particolarmente vivace. 

Ad esempio, tra le economie emergenti numerose opportunità per le nostre imprese deriveranno dai piani di investimenti pubblici degli Emirati Arabi Uniti, dell'Arabia Saudita o dell'India, e dal crescente inserimento nelle catene di approvvigionamento di player nazionali in Messico o Colombia. Se in Asia le potenzialità di mercato della Cina si mantengono elevate, nonostante un contesto attualmente meno favorevole da diversi punti di vista, le esportazioni italiane potranno beneficiare dell'impronta industriale decisamente trasformatrice del Vietnam, dalla più nota industria tessile e della lavorazione delle pelli fino all'agroalimentare. Senza dimenticare quelle geografie già ampiamente presidiate verso cui è destinato buona parte del nostro export: Stati Uniti su tutti, ma anche, per citare il Vecchio continente, la Spagna dove le imprese italiane potranno soddisfare in diversi ambiti la domanda legata alla transizione energetica. 

«Abbiamo risorse, strumenti e competenze per affrontare le sfide globali e tenere alta la bandiera dell'export italiano nel mondo», spiega l'amministratore delegato di SACE, Alessandra Ricci, «con un approccio sempre più strategico, un'attenzione a nuovi mercati e grazie a tutto il sostegno assicurativo-finanziario che il nostro gruppo è in grado di offrire, le aziende italiane possono rafforzare la loro competitività anche in un momento complesso come questo».

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