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04 luglio 2020, Aggiornato alle 15,15
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Politiche marittime

Senatori 5 Stelle contro i porti spa, "Non ascoltate la Commissione Ue"

In 20 scrivono a Toninelli e Savona affermando che negoziare le richieste dell'istituto europeo metterebbe in crisi la riforma dei porti

Gregorio De Falco

Assecondare la recente decisione della Commissione europea di dichiarare aiuto di Stato illegittimo la ristrutturazione dei bacini di carenaggio del porto di Napoli pregiudicherebbe la riforma dei porti e metterebbe in crisi il meccanismo delle concessioni (a dir la verità, già abbastanza incasinato di suo). I porti italiani devono mantenere questo assetto giuridico e con la Commissione europea non andrebbe aperto alcun confronto su questa materia visto che è la Corte di giustizia Ue l'«unico soggetto competente ad interpretare ed applicare con efficacia erga omnes il diritto dell'Unione europea». Ne sono convinti 20 senatori del Movimento 5 Stelle che hanno firmato - tra questi Gregorio De Falco e Vincenzo Presutto - un'interrogazione parlamentare diretta al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, e a quello degli Affari europei, Paolo Savona.

Nella decisione della Commissione europea su Napoli, scrivono, «si ipotizza che le autorità portuali siano imprese, e i relativi trasferimenti di risorse dello Stato alle stesse vadano notificati come aiuti di Stato, nella misura in cui esse mettono a disposizione di terzi beni demaniali portuali». Una decisione grave, che «sviluppa anche censure sia sulle modalità di rilascio delle concessioni demaniali, sia sulla non legittimità della normativa derivata con la quale vengono calcolati i canoni demaniali, attualmente, com'è noto, fissati con decreti ministeriali validi in tutti i porti italiani». I senatori non hanno citato una decisione della Commissione europea ancora più rilevante per le concessioni avvenuta qualche mese prima, quella della Dg Competition

Secondo i senatori, i porti italiani devono mantenere questo assetto giuridico – ovvero un po' pubblico e un po' privato - e «l'acquiescenza rispetto a tale atto della Commissione europea potrebbe anche pregiudicare qualsiasi futura rivalutazione della disciplina portuale in essere». In sostanza, assecondare le richieste della Commissione europea significa bloccare il processo di riforma della legge sui porti, iniziata nel 2016 e ancora in corso.

L'interrogazione conclude chiedendo – oltre a domandare ai ministri se sono a conoscenza di questi fatti – di «interrompere iniziative volte a concordare con la Commissione europea modifiche alla legislazione nazionale».