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13 settembre 2019, Aggiornato alle 12,39
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Rimane "debole" il commercio mondiale. Le previsioni WTO

Solo l'indice relativo al trasporto marittimo containerizzato è risultato prossimo ai valori di riferimento per il terzo trimestre 2019


La crescita degli scambi commerciali mondiali continuerà ad essere debole anche nel terzo trimestre del 2019. La cupa previsione è contenuta nel Goods Trade Barometer, l'indicatore sullo sviluppo del commercio mondiale elaborato dalla World Trade Organization (WTO). Nei primi tre mesi di quest'anno l'interscambio commerciale è cresciuto dell'1,2 per cento a fronte di un 4 per cento nel primo trimestre del 2018. WTO prevede che fino a settembre il tasso dovrebbe mantenersi a questo livello.

Il report completo

La WTO ha precisato che solo l'indice relativo al trasporto marittimo containerizzato (99) è risultato prossimo all'indice di riferimento pari a 100. 

Male invece gli indicatori relativi al trasporto aereo internazionale (pari a 91,4) e ai componenti elettronici (90,7) che hanno mostrato le variazioni più accentuate rispetto al trend di crescita con indicatori che si sono attestati ben al di sotto delle letture precedenti. 

Anche gli indici relativi agli ordini per le esportazioni (97,5), alla produzione e vendita di automobili (93,5) e alle materie prime agricole (97,1) sono rimasti al di sotto del livello di riferimento, ma hanno mostrato segnali di una ripresa.

Sulla base dell'andamento dell'economia dell'ultimo anno dei principali paesi industrializzati, gli economisti si aspettano a breve una nuova recessione mondiale, non come quella del 2008. Potrebbe trattarsi di una tipica recessione ciclica, non dovuta allo scoppio di una bolla, a una speculazione, piuttosto a una stagnazione generalizzata. I segnali ci sono tutti, provenienti da tutti i principali paesi industrializzati. Secondo gli ultimi dati ufficiali, nel secondo trimestre il PIL tedesco – la Germania è la principale economia d'Europa - si è contratto dello 0,1 per cento e quest'anno le stime parlano di una crescita dello 0,5 per cento. L'economia cinese cresce sempre, ma rallenta, a ritmi come non si erano mai visti da vent'anni. L'Italia ha avuto una leggera recessione tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019 ed entro la fine dell'anno dovrà reperire oltre 40 miliardi per evitare l'aumento dell'IVA sui prodotti di vendita, con il conseguente rincaro di quasi tutti i prodotti di consumo, anche energetici. Negli Stati Uniti si è invertita la curva dei rendimenti sui titoli di stato, indicatore tipico di una recessione in arrivo. Il Regno Unito è impelagato nella Brexit, col rischio di uscire dall'Ue con un 'no deal', con serie conseguenze sull'import-export e la reperibilità dei prodotti all'interno del Paese. È una situazione che il Fondo Monetario Internazionale ha definito «delicata». A luglio ha ulteriormente tagliato le previsioni di crescita mondiale rispetto alle stime più ottimistiche di aprile, che già erano in calo rispetto a quelle dei mesi precedenti.