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24 ottobre 2020, Aggiornato alle 12,38
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Infrastrutture

Regno Unito, mezzo miliardo per rafforzare le dogane dei porti

Il governo di Boris Johnson annuncia un Port Infrastructure Fund da 220 milioni di sterline per nuovi magazzini, posti di controllo e sistemi IT, più altri 270 milioni per gli aggiornamenti


Il governo del Regno Unito continua a lavorare alla transizione verso la Brexit – con serie conseguenze sulle realazioni diplomatiche e commerciali con l'Unione europea – annunciando un fondo da 200 milioni di sterile (circa 220 milioni di euro) per l'infrastrutturazione dei porti soprattutto sul fronte doganale, con la possibilità di raddoppiarsi per arrivare a un totale di 470 milioni di sterline (oltre 510 milioni di euro).

«Saranno necessarie nuove infrastrutture nei porti, indipendentemente dal fatto che il Regno Unito ottenga o meno un accordo negoziato con l'Ue, mentre nel frattempo stiamo comunque uscendo dall'Unione doganale e dal mercato unico europeo e nuove procedure verranno messe in atto», spiega il governo britannico in una nota.

Il fondo si chiama Port Infrastructure Fund e ha già lanciato il bando per le offerte dei candidati, il quale termina il 30 ottobre. Sarà gestito tramite sovvenzioni una tantum dal Cabinet Office del primo ministro. Si rivolge principalmente ai porti che hanno lo spazio per costruire nuove opere di frontiera, in particolare magazzini, posti di controllo e sistemi di gestione del traffico.

Per i porti che hanno bisogno di un aggiornamento infrastrutturale e non di costruire nuove cose, il governo del Regno Unito ha previsto lo stanziamento di ulteriori risorse fino a 270 milioni di sterline.

L'annuncio è stato accolto con favore dalle associazioni di categoria. Secondo il CEO di UK Major Ports Group, Tim Morris, il fondo potrà massimizzare e rafforzare la capacità di traffico lungo la costa del Regno Unito. «Il tempo stringe – ha detto – ed è fondamentale che le imprese britanniche si preparino a nuovi accordi sulle frontiere. Per Richard Ballantyne, amministratore delegato della Bitish Ports Association, senza un fondo del genere «non ci sarebbe la capacità di far fronte ai nuovi requisiti doganali e di frontiera».

Tag: brexit - dogane